Fideiussione omnibus, nullità parziale e onere della prova

Nessuna nullità in caso di difformità

Il Tribunale di Torino ripercorre, e rigetta, nella recente pronuncia in commento, le contestazioni più frequentemente sollevate dai mutuatari nei confronti degli Istituti di credito: usurarietà del rapporto, anatocismo insito nel piano di ammortamento alla francese e discrasia tra ISC pattuito ed applicato.

In particolare, quanto a quest’ultima questione, il mutuatario asseriva l’indeterminatezza del contratto di mutuo derivante dall’erronea indicazione dell’Indice Sintetico di Costo e chiedeva che venisse accertata e disposta la nullità della clausola determinativa del tasso pattuito, con conseguente ricalcolo degli interessi al tasso BOT, ai sensi dell’art. 117 TUB.

Il Giudice torinese, ripercorsa la base normativa dell’indicatore in esame, introdotto dalla delibera CICR del 4 marzo 2003 (che ha demandato alla Banca d’Italia il compito di individuare le operazioni ed i servizi per i quali gli intermediari sono obbligati a rendere noto l’ISC), ha ritenuto utile chiarire i rapporti tra la suddetta disciplina e l’art. 117 TUB, secondo cui sono nulle le clausole che prevedono tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli per i clienti di quelli pubblicizzati.

In proposito, richiamando anche un provvedimento del Tribunale di Roma, il dott. Sburlati ha ritenuto che “l’art. 117 Tub non operi nella specie, poiché l’Isc “rappresenta un valore medio, espresso in termini percentuali” (disp. Banca d’Italia 29/07/2009), che non rientra nelle nozioni proprie di “tassi, prezzi e condizioni”, “ma svolge unicamente funzione informativa finalizzata a mettere il cliente nella posizione di conoscere il costo totale effettivo del finanziamento prima di accedervi” (Trib. Roma 19/04/2017). La nullità e il meccanismo d’integrazione previsti dalla norma riguardano infatti singole clausole contrattuali e presuppongono l’analiticità e la specificità degli elementi di confronto, in contrasto con il carattere sintetico (per definizione) e generale dell’indicatore in esame”.

Da ciò discende che l’erronea indicazione dell’Indice Sintetico di Costo non incide sulla validità delle clausole contrattuali, ma può – semmai – rilevare solo sotto il profilo della responsabilità precontrattuale, “qualora venga dedotto un danno causalmente connesso alla violazione dell’obbligo informativo gravante sulla banca”. Danno che, in ogni caso, non potrà in alcun modo essere considerato in re ipsa e sfuggire, dunque, alle stringenti regole sull’onere probatorio, gravanti – evidentemente – sul soggetto che lamenta di aver subito una lesione della sua sfera giuridica.

Peraltro, tale soluzione risulta del tutto “coerente con i principi giurisprudenziali sulla distinzione tra regole di comportamento e regole di validità del contratto, secondo cui la violazione dei doveri di informazione dà luogo a responsabilità precontrattuale o contrattuale, senza però determinare la nullità del contratto (Cass., Sez. Un., 26724/2007)”.

Il Tribunale ha ribadito, altresì, che al caso di specie, trattandosi di mutuo ipotecario di importo superiore ad € 75.000,00, non risulta applicabile la disciplina di maggior favore dettata per i consumatori, riassunta nella disposizione dell’art. 125 bis TUB.

Per la medesima ragione, infine, appare inconferente anche il richiamo, effettuato da controparte, alla “sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 15/03/2012, C-453/10, Perenicova, pronunciata in materia di tutela dei consumatori, secondo cui, in ogni caso, l’accertamento del carattere abusivo di clausole non ha “diretta incidenza sulla valutazione, sotto il profilo dell’articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 93/13, della validità del contratto di credito stipulato”.

Il Giudice, alla luce delle spiegate motivazioni, ha dunque rigettato la totalità delle domande attoree e condannato l’attore alla rifusione delle spese di lite in favore della Banca.

Tribunale di Torino, 29 maggio 2019, n. 2643

Andrea Maggioni – a.maggioni@lascalaw.com

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