Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Nessuna insinuazione se il pegno è irregolare

Il creditore assistito da pegno irregolare non è né legittimato – per carenza di interesse – né tenuto ad insinuarsi al passivo fallimentare, ai sensi dell’art. 53 L.F., per il soddisfacimento del proprio credito”.

Nel caso di specie, sotteso alla sentenza in commento, la Suprema Corte ha avuto modo di ribadire come, in caso di pegno regolare, operi il principio per cui non interessa la rinuncia all’insinuazione finché il debitore della somma il cui credito è stato costituito in pegno non paghi alla procedura, una volta che la banca, insinuandosi e non chiedendo autorizzazione di sorta, pur abbia preferito cedere il credito garantito da pegno e far intervenire il cessionario – soddisfatto – nel giudizio.

In merito, la Cassazione ha evidenziato che la L.F., all’art. 53, se pure riconosca ai creditori privilegiati assistiti dal diritto di ritenzione la possibilità di procedere, pendente la procedura concorsuale, alla vendita del bene, non configuri la stessa come esplicazione di autotutela in senso proprio, come avviene al di fuori del fallimento.

Predetta possibilità, difatti – da un lato – richiede l’accertamento del credito nelle forme dell’insinuazione allo stato passivo e – dall’altro – assoggetta la vendita del bene gravato dal privilegio all’autorizzazione ed ai criteri direttivi del Giudice Delegato, a fronte della concorrente legittimazione del curatore; pertanto, il ricavato dalla vendita, anche qualora il bene gravato sia venduto direttamente dal creditore, non viene immediatamente incassato dal medesimo ma ripartito attraverso il piano di riparto, nel rispetto dell’ordine delle cause di prelazione (Cass. n. 27044/2006).

Premesso ciò, la Cassazione ha evidenziato come, viceversa, a differenza del creditore assistito da pegno regolare, quello assistito da pegno irregolare non possa in alcun modo insinuarsi nel passivo fallimentare per totale carenza di interesse; lo stesso – ha precisato la Corte – non è addirittura tenuto ad insinuarsi nel passivo fallimentare, ex art. 53 L.F., per il soddisfacimento del proprio credito (Cass. S.U. n. 202/2001, Cass. n. 10000/2004, Cass. n. 12964/2005).

Cass., Sez. I Civ., 6 febbraio 2018, n. 2818

Silvia Alessandra Pagani – s.pagani@lascalaw.com

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