L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

Nessun risarcimento per il motociclista sfortunato

Con una recente ordinanza, la III Sezione della Cassazione ha negato il risarcimento ad un malcapitato motociclista finito rovinosamente al suolo a causa di un grosso involucro in cellophane trasportato dal vento sulla carreggiata che stava percorrendo. L’essere al posto sbagliato nel momento sbagliato è certamente una concomitanza di eventi poco gradita, ma non tale da addebitare anche una minima responsabilità all’ente che gestisce la strada.

La pronuncia in esame prende le mosse da una chiara dinamica di incidente avvenuto su un tratto stradale interessato da lavori in corso ed originato da una grossa busta in cellophane che, fuoriuscita dal veicolo che precedeva il motociclo guidato dal ricorrente, si è agganciato alla ruota anteriore del mezzo, provocando la perdita di aderenza e la successiva caduta.

Per il motociclista è evidente la responsabilità dell’ANAS, società gestrice del tratto stradale, con conseguente fondatezza della richiesta di un congruo risarcimento nei confronti della stessa mirata all’ottenimento di quasi duecentotrentacinquemila Euro.

In primo grado i giudici riconoscono al motociclista un ristoro economico di settantaseimila Euro, ma i loro colleghi in appello accolgono invece le obiezioni proposte dai legali dell’ANAS e respingono completamente l’ipotesi di un risarcimento anche minimo in favore del motociclista sostenendo che l’incidente sia da imputarsi esclusivamente al caso fortuito in quanto sia che l’involucro in cellophane fosse fuoriuscito dalla parte sottostante del veicolo che precedeva il motociclo, sia che provenisse dal guard-rail, (come dichiarato da un testimone), si deve in ogni caso parlare di “situazioni pericolose provocate dagli stessi utenti della strada ovvero da un’imprevedibile o inopinata alterazione dello stato delle cose, rispetto alla quale nessuna condotta è esigibile dall’ente preposto alla custodia”. In parole povere una busta di plastica sospinta dal vento proprio davanti alla ruota della motocicletta non può certo ricondursi ad una negligenza del custode della strada.

Dello stesso parere la Suprema Corte che, sposando in toto la valutazione compiuta in appello, respinge il ricorso del dolorante e sfortunato centauro ribadendo il basilare assunto che nessuna responsabilità può essere attribuita all’ANAS in quanto la busta di plastica resta comunque un oggetto che può essere gettato dagli stessi automobilisti o che si muove spostato dal vento. Fondamentale è dunque la definizione di “oggetto vagante” che fornisce la giustificazione della ragione per cui la presenza della busta non è ricollegabile ad una negligenza del custode.

Valutazione che non può essere neppure messa in discussione, chiariscono i Giudici, dalla presenza di lavori di manutenzione straordinaria sul tratto stradale teatro del sinistro poiché manca qualsivoglia elemento di collegamento dell’involucro in cellophane con i lavori sul tratto di strada.

La decisione della Corte appare certamente logica, ma è certo che nessuno vorrebbe vestire i panni del motociclista che oltre ad essersi trovato steso sull’asfalto solo per una enorme dose di sfortuna e non certamente per una sua qualche condotta spericolata o negligente si vede anche negare qualsivoglia risarcimento che almeno avrebbe potuto lenire se non il dolore fisico almeno quello psicologico!

Consulta l’infografica

Cass., Sez. III, 30 dicembre 2021, n. 42085

Simona Longoni – s.longoni@lascalaw.com

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