A Roma la mora non sfora

Nessun patto fra cliente e banca

Secondo il Tribunale di Torino, pronunciatosi nella recentissima sentenza n. 2116 del 3 maggio, in conformità all’orientamento giurisprudenziale maggioritario, il TAEG o ISC non costituisce un elemento del contratto in senso stretto, ma un’informazione che la Banca fornisce al cliente.

Esso, infatti, non costituisce un tasso di interesse vero e proprio come il TAN, indicando in realtà semplicemente il costo del finanziamento nel suo complesso su base annua e sulla base di parametri indicati dalla Banca d’Italia.

Secondo il Tribunale “la Banca, dunque, calcola il TAEG sulla base delle previsioni contrattuali e lo comunica al cliente: il TAEG pertanto, non è un patto fra il cliente e la Banca, come invece potrebbe essere per gli interessi corrispettivi e le spese di istruttoria, ma un’informazione che la Banca dà al cliente al fine di informarlo sugli effettivi costi del credito, essendo quindi la funzione del TAEG quella di informare il cliente degli effettivi costi di un finanziamento su base annua al fine di valutare meglio le varie proposte”.

La funzione perseguita dal TAEG è dunque la trasparenza bancaria e non la tutela contro l’usura, essendo un indicatore di costo che sintetizza, ai fini di trasparenza e confrontabilità delle offerte, il costo del finanziamento e che, in quanto tale, non può essere considerato quale “condizione contrattuale” rilevante ex art. 117, VIII comma, TUB.

Per gli stessi motivi, sopra esposti, non possono essere applicati l’art. 117 TUB, IV comma, l’art. 117 TUB, VI comma e l’art. 117 TUB, VII comma, non essendo il TAEG/ISC una condizione contrattuale “praticata”, ma una mera informazione contrattuale (ed infatti, in caso di credito al consumo di cui all’art. 121 TUB, è stata necessaria la previsione di una normativa speciale ad hoc per rendere applicabile la disciplina ex art. 125 bis TUB).

In conclusione, statuisce il Tribunale, vertendosi in materia di omissione informativa, come nel caso in esame, mai potrebbe applicarsi la sanzione della nullità del contratto o di una singola clausola (con conseguente sostituzione automatica del tasso BOT ex art. 117, VII comma TUB), ma eventualmente quella della responsabilità contrattuale con conseguente possibilità di chiedere la risoluzione contrattuale per inadempimento o il risarcimento del danno, come da tempo stabilito dalla giurisprudenza in tema di responsabilità dell’intermediario finanziario in caso di omessa o scorretta informazione del cliente in ordine alle operazioni finanziarie intraprese (Cass. civ, Sez. Unite n. 26724/2007; Cassazione civ, Sez. I, n. 16820/2016, Cass. civ, Sez I, n. 3914/2018).

Tribunale di Torino, 03 maggio 2019, n. 2116

Carolina Baietta – c.baietta@lascalaw.com

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