Diritto dell'Esecuzione Forzata

Nessun litisconsorzio nei confronti del coerede che ha ceduto la propria quota ereditaria

Cass., Sentenza n. 5523, 10 marzo 2014

Con la recente sentenza del 10 marzo 2014 n. 5523, la Suprema Corte di Cassazione ha confermato, in tema di litisconsorzio necessario, l’orientamento stabilito dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 11523 del 2013 e n. 18218 del 2013.

La questione giuridica alla base della pronuncia in esame nasce in secondo grado, quando in sede di Appello per la riforma del progetto divisionale statuito dal Giudice di prime cure, è stato eccepito in via preliminare tra i motivi di impugnazione, la necessità di integrare il contraddittorio nei confronti di altri due soggetti, erroneamente ritenuti coeredi e quindi litisconsorti necessari.

In forza di tale richiesta, la Corte d’Appello con ordinanza Collegiale disponeva l’integrazione del contraddittorio ma successivamente in sede di precisazione delle conclusioni, l’appellante non solo non procedeva all’integrazione del contradditorio ma, riconoscendo il proprio errore di valutazione, chiedeva disporsi la revoca della suddetta ordinanza, avendo appurato che l’originario dante causa aveva già disposto con atto notarile della propria quota di eredità, escludendo proprio i due presunti coeredi.

Nonostante tale precisazione, l’appello veniva tuttavia dichiarato inammissibile per l’omessa integrazione del contradditorio ai ritenuti litisconsorti necessari e contro tale sentenza veniva proposto ricorso in Cassazione.

La Suprema Corte, dopo aver dichiarato come fondato il motivo posto a fondamento del ricorso stesso, ricalcando le orme tracciate dalle Sezioni Unite, ha osservato come l’attuazione del giusto processo, di cui all’art. 111 Cost. imponga un contemperamento tra le esigenze di natura pubblicistica del litisconsorzio necessario ed il dovere del Giudice di verificare la sussistenza di un reale interesse a contraddire in capo al soggetto pretermesso.

Secondo la VI Sezione della Suprema Corte, nel caso di specie era evidente la carenza di interesse delle litisconsorti pretermesse alla partecipazione della divisione giudiziale, in quanto in capo a tali soggetti non sussisteva la qualità di erede, vista la cessione della quota ereditaria da parte del loro dante causa, già dal lontano 1922.

In tale ipotesi il litisconsorzio necessario tra i coeredi, non trova quindi applicazione poiché gli stessi non hanno mai assunto la necessaria qualità di partecipanti alla comunione ereditaria.

La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso, cassando la sentenza impugnata e rinviando, anche per le spese del giudizio di legittimità, ad altra sezione della Corte d’Appello.

10 aprile 2014

(Antonio Peroni Ranchet – a.peroni@lascalaw.com )

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