Diritto dell'Esecuzione Forzata

Nella confisca “antimafia”: la buona fede della banca in caso di accollo del mutuo

Cass. Pen., Sez. VI, 19 gennaio 2015, n. 2334 (leggi la sentenza)

La Suprema Corte Penale con la sentenza n. 2334/15 depositata il 19 gennaio 2015 si è pronunciata su una vicenda in cui un istituto di credito aveva eccepito in sede di esecuzione di essere titolare del diritto di ipoteca su un immobile su cui era stata accesa detta garanzia sei anni prima di un provvedimento di confisca emesso nel procedimento di prevenzione a carico di un soggetto indiziato di appartenere ad un’associazione mafiosa.

La Cassazione nella sentenza in commento ha affermato il principio secondo cui, con riferimento alla tutela dei diritti reali di garanzia nei rapporti con i provvedimenti di prevenzione, la verifica della buona fede del terzo creditore debba essere fatta, di regola, in relazione al momento in cui il diritto sorge, nella specie nel momento in cui il contratto di mutuo è stato sottoscritto.  Nel caso in cui successivamente il mutuo viene accollato da un soggetto poi proposto per la misura di prevenzione della confisca è difficile ipotizzare una condotta negligente della Banca.

Una volta esclusa ogni collusione o condotta negligente da parte dell’istituto bancario al momento della originaria costituzione del diritto di garanzia reale sul bene acquistato dal mutuatario, risultato del tutto estraneo alle attività criminose dell’accollante, deve rilevarsi che gli elementi indicati come sintomatici della mancanza di buona fede avrebbero potuto essere ritenuti rilevanti a quel fine soltanto se l’istituto bancario avesse potuto opporsi al subentro nel contratto di mutuo ipotecario.

Invero, deve riconoscersi che a seguito della vendita dell’immobile oggetto della garanzia l’accollante poi proposto della misura di prevenzione è subentrato nel contratto di mutuo ipotecario senza che la banca potesse obiettare alcunchè: in altri termini, il creditore ipotecario ha subito il subentro non potendo certo opporsi alla successione nel contratto.

Sottolinea la Corte che non vi è stata trattativa o fase precontrattuale tra banca e nuovo acquirente del bene ipotecato, nè vi è stata alcuna forma di erogazione di credito al proposto, avendo l’istituto ricevuto solo la comunicazione dell’intervenuta compravendita con l’accollo del mutuo: in altri termini non vi è stato un rapporto personale e diretto con l’acquirente del bene, sicchè appare anche difficile ipotizzare una negligenza della banca per non avere rilevato la posizione di prestanome del soggetto proposto della misura di prevenzione.

Peraltro rileva ancora la Corte nel caso di specie all’atto del sub ingresso dell’accollante all’originario contraente del mutuo stipulato con la banca,  lo stesso non è stato liberato dalle obbligazioni di pagamento, in quanto l’accollo del mutuo è stato cumulativo, per cui non può neppure affermarsi che vi sia stata una condotta negligente dell’istituto bancario a tutela del proprio credito, nè che vi siano stati favoritismi nei confronti dell’accollante.

Nella sentenza in commento la Corte aggiunge che anche la corresponsione delle rate in contanti e la stessa interruzione dei pagamenti appaiono circostanze che, da sole, non giustificano una valutazione di carenza di buona fede della banca, trattandosi di situazioni che rientrano nella normalità del rischio c.d. bancario.

In conclusione la Suprema Corte rileva come, con riferimento alla tutela dei diritti reali di garanzia nei rapporti con i provvedimenti di prevenzione, la verifica della buona fede del terzo creditore debba essere fatta, di regola, in relazione al momento in cui il diritto sorge, nella specie nel momento in cui il contratto di mutuo è stato sottoscritto. Nel caso in cui, come nella presente fattispecie, si realizzi una successione nel rapporto giuridico l’accertamento giudiziale deve tenere conto della particolarità della situazione, in cui spesso può mancare un contatto diretto tra debitore e terzo creditore, con conseguenti maggiori difficoltà nel verificare la buona fede.

3 febbraio 2015

Tiziana Allievi – t.allievi@lascalaw.com

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