Nella compravendita, anche gli atti di costituzione in mora interrompono la prescrizione

Nella compravendita, anche gli atti di costituzione in mora interrompono la prescrizione

Con la sentenza n. 18672 dell’11 luglio, le Sezioni Unite, a composizione di un risalente contrasto, si sono soffermate sull’idoneità degli atti stragiudiziali di costituzione in mora ad interrompere la prescrizione di cui all’art. 1495 comma III c.c..

Nel caso di specie, i giudici della Seconda Sezione Civile avevano rilevato l’esistenza di due orientamenti contrastanti circa la validità dell’atto stragiudiziale ai fini dell’interruzione della prescrizione di un anno nella garanzia per i vizi della cosa venduta, circostanza che rendeva necessario l’intervento delle Sezioni Unite.

Secondo un primo orientamento, la prescrizione della garanzia sarebbe validamente interrotta “dalla manifestazione stragiudiziale al venditore della volontà – del compratore – di volerla esercitare”, anche laddove quest’ultimo riservi ad un momento successivo la scelta tra la tutela alternativa di riduzione del prezzo o di risoluzione del contratto.

Secondo un diverso orientamento, di contro, poiché la facoltà riconosciuta al compratore di chiedere la risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo rientra nei diritti potestativi, a fronte dei quali la posizione del venditore è di mera soggezione, solo la domanda giudiziale sarebbe idonea ad interrompere il termine di prescrizione e non anche gli atti di costituzione in mora “i quali si attagliano ai diritti di credito ma non ai diritti potestativi”.

Sposando il primo degli indirizzi interpretativi poc’anzi delineati, i giudici delle Sezioni Unite hanno sostenuto che non solo le domande giudiziali, ma anche gli atti di costituzione in mora da parte del compratore costituiscono cause idonee all’interruzione della prescrizione di cui all’art. 1495 comma III c.c.

Poiché, infatti, nel momento in cui si avvale della garanzia, il compratore non esercita un potere ma un diritto – facendo valere l’inadempimento di una precisa obbligazione del venditore – deve ammettersi che questo diritto possa esplicarsi attraverso una manifestazione di volontà extraprocessuale.

Tale soluzione, a detta delle Sezioni Unite, appare preferibile anche da un punto di vista socioeconomico: evitando che il compratore debba necessariamente adire l’autorità giudiziaria nel termine di un anno, si assicura alle parti un congruo spazio conciliativo e si evita la proliferazione di inutili giudizi.

A ben vedere, la conclusione individuata contrasta con la pronuncia n. 11748/2019, della quale già ci siamo occupati, che, ravvisando nella posizione del venditore una condizione di soggezione, qualificava la responsabilità di quest’ultimo come responsabilità contrattuale speciale.

Sulla scorta del percorso ermeneutico delineato in questa sede, le Sezioni Unite hanno espresso il principio di diritto secondo cui “nel contratto di compravendita, costituiscono – ai sensi dell’art. 2943, comma 4, c.c. – idonei atti interruttivi della prescrizione dell’azione di garanzia per vizi, prevista dall’art. 1495, comma 3, c.c., le manifestazioni extragiudiziali di volontà del compratore compiute nelle forme di cui all’art. 1219 comma 1, c.c., con la produzione dell’effetto generale contemplato dall’art. 2945, comma 1, c.c.”.

Per un ulteriore approfondimento, il tema è stato trattato anche nell’articolo “Al compratore l’onere di provare il vizio della cosa

Cass., Sez. Unite Civili, 11 luglio 2019, n. 18672

Lilia Cocchiaro

Federica Vitucci – f.vitucci@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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