Retrovendita e configurabilità del patto commissorio

Nel contratto per persona da nominare, la sostanza prevale sulla forma

Costituisce principio consolidato che, nel contratto per persona da nominare, la dichiarazione di nomina e l’accettazione del terzo debbano rivestire la stessa forma del contratto che le parti hanno stipulato.

Tale rigoroso principio non impone, tuttavia, che nomina ed accettazione vengano consacrate in una formale dichiarazione, trasmessa dallo stipulante all’altro contraente, essendo al contrario sufficiente che a quest’ultimo pervenga una comunicazione scritta dalla quale possa desumersi sia la chiara volontà dello stipulante di designare un terzo in capo al quale il contratto produrrà effetti, sia l’accettazione della nomina da parte del designato.

Nel caso posto al vaglio della Suprema Corte, il Tribunale prima e la Corte di Appello dopo, avevano confermato l’assenza di legittimazione ad agire del terzo nominato che, ai sensi dell’art. 2932 c.c., aveva convenuto direttamente in giudizio il promissario venditore, non avendo ravvisato alcuna dichiarazione, proveniente dall’originario stipulante e anteriore all’instaurazione del giudizio, dalla quale potessero desumersi le formalità di nomina ed accettazione ex lege previste.

Con la recentissima ordinanza in commento, depositata il 21 maggio, la Corte di Cassazione, valorizzando il generale principio della strumentalità della forma rispetto allo scopo, ha invece ribadito come le formalità di nomina ed accettazione possano pacificamente essere compiute dal terzo designato e desumersi dall’atto di citazione da quest’ultimo notificato all’altro contraente.

In particolare, nel caso del contratto preliminare che individui nella data del rogito il termine entro il quale il promissario acquirente deve dichiarare la sua eventuale electio amici, non può escludersi la legittimazione ad agire del terzo designato che introduca direttamente il giudizio – senza l’originario stipulante e senza una preventiva dichiarazione di nomina ed accettazione – non essendo previste formule sacramentali per la forma e la pubblicità della dichiarazione e dell’accettazione e potendosi la volontà delle parti inequivocabilmente desumersi dalla domanda formulata.

Sulla scorta di tale argomentazione la Cassazione ha affermato il seguente principio di diritto “nel contratto per persona da nominare, la comunicazione all’altro contraente della dichiarazione di nomina può essere fatta anche dal terzo nominato, ed, in ogni caso, può essere contenuta nell’atto di citazione che il terzo stesso abbia notificato all’altro contraente per l’esecuzione del contratto”.

Cass., Sez. II Civ., 21 maggio 2019, ordinanza n. 13686

Federica Vitucci – f.vitucci@lascalaw.com

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