Il deposito cauzionale equivale a consegna materiale

Il bene in comunione legale va comunque all’asta per il debito di uno dei coniugi

La recentissima giurisprudenza della Corte di Cassazione, in commento, afferma il principio di diritto in base al quale per il debito di uno dei coniugi, è correttamente sottoposto a pignoramento per intero il bene, anche se in parte compreso nella comunione legale con l’altro coniuge. Ogni irritualità o illegittimità degli atti tutti della procedura fino all’aggiudicazione ed al trasferimento del bene in favore di terzi compresi, è da considerarsi esclusa.

È altresì esclusa la fondatezza della pretesa del debitore esecutato e dell’opponente originaria non solo di caducare tali atti, ma anche la possibilità di separare di quel bene parti o quote o di conseguire dalla procedura esiti diversi dalla vendita per l’intero, fatta comunque salva la corresponsione al coniuge non debitore, in sede di distribuzione, della metà del ricavato lordo della vendita stessa.

Nella fattispecie in esame, una parte proponeva ricorso in opposizione di terzo ex art. 619 c.p.c. avverso la procedura esecutiva immobiliare pendente dinanzi al Tribunale di Cagliari incardinata da altro soggetto nei confronti del proprio consorte, in quanto lesiva dei suoi diritti dominicali afferenti alla sua quota parte dell’immobile in comunione legale con il marito.

Il Tribunale di Cagliari respingeva l’opposizione poiché in parte inammissibile ai sensi dell’art. 620 c.p.c. e in parte infondata ai sensi dell’art. 2921 c.c.

La Corte d’Appello di Cagliari adita, rigettava, a sua volta, l’appello con sentenza.

Veniva dunque proposto ricorso per Cassazione con il quale veniva impugnata la predetta sentenza.

I ricorrenti motivavano l’introduzione del ricorso, adducendo, innanzi tutto, l’inesistenza del pignoramento perché avente ad oggetto anche la quota del coniuge non debitore oltre a una non corretta identificazione del bene e affermando, l’illegittimità del predetto atto, non tanto dal punto di vista procedurale, ma in quanto incidente nella sfera giuridica del coniuge non debitore. La vendita avrebbe, dunque, riguardato l’intero bene come se fosse di proprietà del solo coniuge debitore.

Veniva, ancora, sostenuta la necessità che l’opposizione di terzo fosse proposta non solo prima dell’esecuzione della vendita, ma anche in epoca successiva all’emissione del decreto di trasferimento, anche con riguardo ai beni immobili. I ricorrenti sollevavano poi il problema della compatibilità della mera corresponsione di una somma in denaro con il diritto, comunque, alla procedura di evizione, nonché quello della priorità del diritto di evitare, per il comproprietario non debitore, la vendita dell’intero bene, così come quello di evitare, allo stesso, nel caso di ritenuta non divisibilità, il meccanismo dei ribassi d’asta. Da ultimo, si rilevava l’incompatibilità del diritto interno rispetto a quello comunitario, nella parte in cui consentiva che il comproprietario non debitore dovesse subire l’espropriazione del bene senza un adeguato riconoscimento del proprio diritto.

La Suprema Corte nel rigettare il ricorso proposto contestando e dichiarando infondati ciascuno dei motivi presentati dai ricorrenti, richiamava quanto già precedentemente affermato con la pronuncia n. 6575 del 14 marzo 2013 (Corte Cassazione) in tema di pretesa illegittimità del pignoramento in quanto riferito ad un bene almeno in parte ricadente nella comunione legale tra coniugi.

Sulla base della predetta pronuncia veniva, infatti, riconosciuta la necessità e la contemporanea legittimità, in un contesto in cui è costante la qualificazione della comunione come comunione senza quote o a mani riunite, dell’aggressione esecutiva di ognuno dei beni di essa facente parte, esclusivamente nella sua interezza e non per una inesistente quota della metà, salvo il diritto del coniuge non debitore a percepire, in sede di distribuzione del ricavato, la metà del ricavato della vendita del bene”.

Al contempo, la Suprema Corte precisa che nessuna limitazione al diritto di agire a tutela del diritto reale immobiliare del terzo estraneo alla procedura si rinviene dalla disciplina degli articoli 619 e 620 c.p.c.; tali norme precludono soltanto la possibilità di influire sul corso della procedura medesima e su alcuni suoi peculiari e specifici atti, quali l’aggiudicazione e la vendita o l’assegnazione (cioè sulla formale sostituzione nella titolarità del bene), senza tuttavia impedire al titolare di un diritto reale immobiliare di agire per la tutela dello stesso.

Cass., Sez. III, 31 marzo 2016 n. 6230 (leggi la sentenza)

Silvia Poli s.poli@lascalaw.com

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