Polizza Linked, tra normativa applicabile ed onere dell’attore in giudizio

Negoziazione di strumenti finanziari derivati: tra nullità, annullamento e risoluzione

Con una recente pronuncia il Tribunale di Milano (sentenza n. 4698 del 27-4-2017) è tornato ad affrontare le domande di invalidità dei contratti derivati, ponendo l’accento soprattutto sulla vexata quaestio della nullità contrattuale per “difetto di causa”.

In particolare, una società evocava in giudizio la banca con la quale aveva sottoscritto un contratto derivato su tassi di interesse, lamentando delle perdite economiche che, da parte dell’attrice, venivano imputate al presunto “squilibrio contrattuale” del derivato. Inoltre, veniva dedotto il presunto vizio del consenso in relazione alla stipulazione del contratto, nonché l’inadempimento contrattuale della convenuta rispetto agli obblighi informativi imposti dalla normativa primaria e secondaria di settore.

Resistendo alle censure mosse da parte attrice, la banca deduceva la correttezza del proprio operato e contestava l’insussistenza del dedotto “squilibrio” del contratto stipulato dalla società, la quale, tra l’altro, si era dichiarata operatore qualificato ai sensi dell’art. 31 del Regolamento Consob n. 11522/1998.

Esaminando il motivo di invalidità posto alla sua attenzione il Tribunale adito ricorda che “La causa dello swap è infatti lo scambio dei flussi finanziari dovuti dai contraenti alle scadenze contrattuali, calcolati sulla base dei rispettivi tassi applicati al nozionale. Per quanto riguarda la causa in concreto parte attrice ha allegato che lo strumento è stato proposto dalla banca con funzione di copertura […], ma non ha indicato perché esso sarebbe inadeguato, limitandosi in sostanza ad una valutazione ex post fondata sull’andamento decrescente dell’Euribor, con conseguenti differenziali negativi per il cliente […]. In particolare nessuna censura è stata svolta in merito all’adeguatezza del nozionale utilizzato, alla durata del contratto e al parametro stabilito per la banca. In questo quadro quindi non vi sono elementi per ritenere il difetto di causa in concreto”.

Ciò che il Giudice Unico pone al centro delle proprie valutazioni è, non solo la dedotta carenza di allegazioni di parte attrice in merito alla pretesa inidoneità del contratto a svolgere funzione di copertura, ma anche la “causa” del contratto di interest rate swap, ovverosia lo scambio di flussi finanziari, calcolati sulla base dei tassi applicati.

Quanto al dedotto inadempimento informativo, il Tribunale sottolinea l’importanza della dichiarazione di operatore qualificato, dando atto che “tale solenne dichiarazione comporta una presunzione relativa di veridicità”, tale per cui al cliente non si applica tutta la disciplina posta a tutela della clientela retail: validità della dichiarazione e presunzione di veridicità che non è stata efficacemente contrastata da parte della società, la quale non ha reso alcuna prova contraria a supporto delle proprie argomentazioni.

Infine, quanto alla richiesta di annullamento del contratto derivato, il Giudice – su rituale eccezione sollevata da parte della banca – ha riscontrato la prescrizione dell’azione, ai sensi dell’art. 1442 cod. civ., non esaminando quindi nel merito la censura articolata.

Tribunale di Milano, 27 aprile 2017, n. 4698

Carlo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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