La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

Mutuo e usura: quali gli oneri da prendere in considerazione?

Il Tribunale di Monza è intervenuto in tema di nullità del contratto di mutuo fondiario.

La mutuante e la terza datrice convenivano in giudizio la banca lamentando la presunta usurarietà dello stesso, l’invalidità del contratto derivato accessorio e l’illegittimità della capitalizzazione degli interessi applicati, con le conseguenti richieste restitutorie.

In questo, come in altri numerosi frangenti, la controparte negoziale ha, quindi, contestato in prima battuta, l’usurarietà del contratto di mutuo discendente dalla circostanza per cui, unitamente agli interessi corrispettivi, l’istituto di credito avrebbe preteso ed applicato ulteriori oneri (quali gli interessi moratori, le spese di istruttoria, le spese per la perizia, per rilascio assenso a cancellazione, per la riduzione, la restrizione, del frazionamento, per l’assicurazione dell’immobile, nonché il piano di ammortamento c.d. alla francese e il costo riconnesso alla pattuizione dell’IRS) che, sommati tra loro, evidenzierebbero un ammontare degli interessi di gran lunga superiore al tasso soglia.

Tranciante la decisione adottata dal Tribunale di Monza: “… questo Giudice ritiene che anche per gli interessi moratori sia necessaria la verifica del rispetto della disciplina in tema di usura, ma ciò che non si condivide è che la verifica debba essere effettuata anche con riferimento al loro cumulo con quelli corrispettivi e con le altre voci contrattualmente pattuite, quali l’assicurazione, le spese di istruttoria e così via aventi comunque una causa diversa rispetto alla mera remunerazione del prestito…omissis.. Orbene, la conclusione cui perviene il Supremo Collegio (probabilmente nella nota sentenza n. 350/2014), non pare conciliabile con il dato normativo emergente dagli stessi artt. 644 e 1815 cit. poiché tali disposizioni – insuscettibili di interpretazione analogica- fanno chiaro riferimento alle prestazioni di natura “corrispettiva” gravanti sul mutuatario (siano esse interessi convenzionali, remunerazioni, commissioni o spese diverse da quelle legate ad imposte e tasse), tali intendendosi in dottrina quelle connesse alla fisiologica attuazione del programma negoziale”.

Restano, così, escluse le prestazioni accidentali (e perciò meramente eventuali) che sono sinallagmaticamente riconducibili a un eventuale inadempimento e che sono, quindi, destinate, in quanto tali, ad assolvere, in chiave punitiva, una funzione diversa dalla corrispettività ed in particolare la funzione di dissuadere il contraente dalla violazione del vincolo contrattuale.

Se ciò è vero, deve ritenersi legittima l’indicazione metodologica seguita dalla Banca d’Italia la quale, nelle proprie Istruzioni destinate a rilevare il T.E.G.M. (tasso effettivo globale medio) ai fini dell’art. 2 della L. 108/96.

E ciò a maggior ragione considerando che la Banca d’Italia, in conformità all’orientamento dominante, non omette affatto di considerare, prudenzialmente, gli interessi moratori ai fini della L. 108/96, salvo disaggregarne opportunamente il dato rispetto a quello derivante dall’ordinaria rilevazione del TEGM. Ed infatti la citata Comunicazione del 3.7.2013 precisa che:

«In ogni caso, anche gli interessi di mora sono soggetti alla normativa anti-usura. Per evitare il confronto tra tassi disomogenei (TEG applicato al singolo cliente, comprensivo della mora effettivamente pagata, e tasso soglia che esclude la mora), i Decreti trimestrali riportano i risultati di un’indagine per cui “la maggiorazione stabilita contrattualmente per i casi di ritardato pagamento è mediamente pari a 2,1 punti percentuali”. In assenza di una previsione legislativa che determini una specifica soglia in presenza di interessi monitori, la Banca d’Italia adotta, nei suoi controlli sulle procedure degli intermediari, il criterio in base al quale i TEG medi pubblicati sono aumentati di 2,1 punti per poi determinare la soglia su tale importo (cfr. paragrafo 1). ». 

Da quanto sopra deriva che per valutare il superamento o meno del c.d. tasso soglia non devono sommarsi tra loro gli interessi corrispettivi e gli interessi moratori, le spese contrattualmente previste ad esempio per acquisire la perizia valutativa dell’immobile, ovvero per l’istruttoria o, ancora, per l’assenso alla cancellazione o per assicurare l’immobile, o a titolo di penale e così via trattandosi di voci aventi tutte una causa diversa e distinta dalla corrispettività e proprio per l’indicata eterogeneità teleologica puntualmente confermata dagli artt. 644 c.p. e 1815 cod. civ..

In proposito questo Giudice ritiene di condividere completamente le considerazioni svolte in una recente pronuncia del Tribunale di Treviso del 12 novembre scorso – riportata anche nella conclusionale di replica della Banca convenuta. 

Analogamente, è stata dichiarata destituita di fondamento l’eccezione relativa alla nullità della pattuizione degli interessi relativi al mutuo, per il c.d. anatocismo implicito generato dal piano di ammortamento alla francese, in conformità all’unanime giurisprudenza ormai consolidatasi sul punto.

In merito alla contestazione relativa al contratto derivato assunto a tutela dal rischio del rialzo dei tassi, il Giudice ha avuto modo di precisare: “In particolare, il contratto derivato per essere di copertura deve essere caratterizzato da una connessione con le voci dell’attivo o del passivo del bilancio di un’impresa, con la conseguenza che è possibile individuare facilmente il fenomeno contabile che si intende proteggere, riducendo i possibili rischi di riferimento. In tal modo, non devono considerarsi contratti improntati a finalità speculative i contratti di swap conclusi da un intermediario e una società particolarmente esposta nei confronti del sistema creditizio ovvero operante sui mercati internazionali e dunque sensibile alle possibili variazioni dei tassi di interesse e alle  fluttuazioni dei cambi delle valute (in tal senso si veda la sentenza del Tribunale Milano, 3 aprile 2004). Orbene, il contratto di interest rate swap intercorso tra la cliente e la banca non aveva natura speculativa, ma semplicemente finalità di copertura del rischio derivante dalle oscillazioni del tasso (variabile) applicato al sottostante contratto di mutuo contestualmente stipulato, al quale si collegava sotto il profilo causale.  Infatti, dall’esame degli atti, emerge che il contratto di interest rate swap è stato stipulato con la finalità di “copertura del rischio dell’oscillazione dell’indice assunto come parametro del tasso del mutuo ipotecario ….” avendo il cliente interesse a “cautelarsi contro gli eventuali effetti delle variazioni dell’indice di riferimento del mutuo stesso…che potrebbero intervenire nel corso dell’ammortamento dell’operazione stessa, determinando sin da ora la propria posizione di rischio in relazione alle fluttuazioni del suddetto indice”.

Trib. Monza, 19 aprile 2016, n. 1005

Giorgio Zurrug.zurru@lascalaw.com

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