Mutuo: ti revoco o sei nullo?  

Mutuo: ti revoco o sei nullo?  

La Corte di Cassazione offre interessanti spunti sul tema dei mutui ipotecari concessi per consolidare debiti pregressi di natura chirografaria.

Ancora lontani da un punto definitivo sul tema, la Cassazione ci propone un’interessante riflessione sul tema del consolidamento dei crediti chirografari mediante l’accensione di muti ipotecari, nell’attesa di conoscere la “risposta definitiva” che verrà pronunciata durante l’udienza pubblica, nei prossimi mesi.

I fatti sono, in realtà, tutt’altro che intricati.

Nella sentenza impugnata, il Tribunale di Salerno, aveva dichiarato la nullità dell’ipoteca e, invece, la legittimità della dilazione connessa con l’operazione ritenendo che la frode ai creditori sussistesse solo con riferimento alla garanzia ipotecaria.

Ciò in quanto non ci sarebbe stata una vera e propria erogazione di nuova finanza, ma solo la trasformazione di uno scoperto di conto corrente in un debito a lungo termine.

Nell’ordinanza, la Suprema Corte, non prende posizione in merito alla questione sottoposta al suo esame, pur offrendoci importanti spunti di riflessione sul tema.

Il Collegio ha, infatti, ritenuto che la tematica sollevata rivesta “una rilevanza affatto particolare” e, pertanto, ne ha disposto la trattazione in pubblica udienza ai sensi dell’art. 375 c.p.c.

Le ragioni sottese a tale decisione vanno ricercate, in prima battuta, nella necessità di stabilire se nei casi in cui il mutuo stipulato per “contestualizzare” un’ipoteca per debiti pregressi si possa configurare un contratto in frode alla legge, ed in quanto tale nullo, oppure se l’intento di frodare i creditori non generi un caso di nullità, posto che l’ordinamento prevede altri rimedi per tutelare la posizione dei creditori concorrenti.

Nell’Ordinanza vengono richiamate due pronunce precedenti che farebbero propendere per il secondo orientamento: già Sezioni Unite del 25 ottobre 1993, n. 10603, hanno stabilito che l’intento delle parti di frodare i creditori non dà luogo a nullità del contratto in quanto – come anticipato – l’ordinamento contempla rimedi ad hoc volti alla tutela dei loro diritti. Si pensi, ad esempio, all’azione revocatoria.

Analogamente la pronuncia Cass. 26 settembre 2016, n. 19196 ha statuito che la violazione dell’art. 216, comma 3, l.f. non dia luogo a nullità del contratto, ma rappresenti il presupposto degli atti lesivi della par condicio creditorum.

Vi sarebbero, tuttavia, nel caso di specie, alcune peculiarità relative alla finalità del contratto:

In primo luogo, la concessione di un nuovo differimento dell’esigibilità della prestazione può considerarsi un’azione revocabile, o deve essere considerato un tentativo di recupero dell’impresa oppure, ancora, è un mero tentativo di “mantenere in vita un’impresa decotta”?

Ma la questione pregnante, l’interrogativo principale, che la Cassazione intende evidenziare è un altro e si riferisce alla finalità di siffatta operazione: “l’atteggiamento della Banca, deve essere inteso a spostare in là nel tempo il dies di decorrenza della revocatoria delle ipoteche” o si tratterebbe “di una semplice ricaduta accidentale, quanto non propriamente occasionale”?

Per il momento, è tutto. Si resta in attesa che durante la pubblica udienza vengano sciolte queste questioni per trovare, finalmente, il bandolo della matassa.

Rimanete sintonizzati su queste frequenze per saperne di più.

Cass., Sez. I Civ., 14 giugno 2019, n. 16081

Sacha Loforese – s.loforese@lascalaw.com

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