Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Mutuo stipulato post fallimento: sì all’ammissione ex art. 42, comma 2, l.f.

Il Tribunale di Marsala, chiamato a pronunciarsi in merito ad un giudizio di opposizione allo stato passivo, ha stabilito che anche le obbligazioni nascenti dal mutuo contratto per l’acquisto di un bene immobile sopravvenuto possono essere considerate tra le passività incontrate in funzione dell’acquisto del bene ai sensi dell’art. 42, comma 2, l.f., ove il  mutuo venga richiesto per l’acquisto dell’immobile e la somma mutuata venga effettivamente impiegata per realizzare tale scopo.

Nel caso di specie la banca ricorrente  chiedeva l’ammissione tardiva al passivo di un  fallimento del proprio credito in prededuzione ex art. 42, comma 2, l.f. o, in subordine, in via privilegiata ipotecaria, a titolo di saldo derivante dal contratto di  mutuo stipulato  dal mutuatario dopo essere stato dichiarato fallito per l’acquisto di un immobile, che, come pacifico tra le parti, era stato poi appreso dalla procedura fallimentare e venduto.

La curatela contestava, invece, la natura “concorsuale” del credito, in quanto sorto in data successiva all’apertura della procedura fallimentare  ed eccepiva la non applicabilità della disciplina di cui all’art. 42 comma 2, l.f.

Il Tribunale di Marsala al fine di motivare il principio sopra esposto ha analizzato l’art. 42, comma 2, l.f., secondo il quale “sono compresi nel fallimento anche i beni che pervengono al fallito durante il fallimento, dedotte le passività incontrate per l’acquisto e la conservazione dei beni medesimi”.

La suddetta norma, conformemente al principio sancito dall’art. 2740 c.c., secondo cui il debitore risponde dei propri debiti anche con i propri beni futuri, è finalizzata, infatti, a consentire il soddisfacimento dei creditori concorsuali anche attraverso l’aggressione di  beni che siano entrati nel patrimonio del fallito dopo la dichiarazione di fallimento, previa deduzione delle “passività incontrate per l’acquisto”.

Alla luce di ciò, il Tribunale giudicante ha ritenuto non condivisibile l’assunto  della curatela, secondo cui il debito riveniente dal contratto di mutuo non potrebbe considerarsi tra le passività inerenti all’acquisto del bene.

Secondo il  Tribunale, infatti, una simile interpretazione sarebbe priva di fondamento normativo, non trovando riscontro nella lettera dell’art. 42 l.f., ove la locuzione generica «incontrare» induce a ritenere che fra le passività deducibili siano annoverabili i debiti a qualunque titolo contratti dal fallito in funzione dell’acquisto del bene. Secondo la suddetta norma, infatti, ciò che rileva è solo l’esistenza di uno stretto collegamento tra il bene sopravvenuto e le passività incontrate per il suo acquisto.

Il Tribunale precisa, inoltre, che una diversa conclusione non sarebbe coerente con la ratio della citata norma, la quale tende a tutelare non soltanto il fallito, ma anche i terzi che, dopo la dichiarazione di fallimento, hanno istituito con quest’ultimo rapporti giuridici da cui provengono i beni futuri.

Del resto, ove non si applicasse l’art. 42 comma 2, l.f.., si realizzerebbe un indebito profitto dei creditori concorsuali i quali da un lato potrebbero soddisfarsi sui beni sopravvenuti depurati dei debiti e dall’altro, sostenendo l’inopponibilità dei debiti inerenti a quei beni, vedrebbero esclusi quei terzi dal concorso.

Per le suddette ragioni il Tribunale di Marsala ha accolto l’opposizione presentata dalla banca.

Trib. Marsala, 28 ottobre 2020

Ilaria Termine – i.termine@lascalaw.com

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