L’onere della prova e la documentazione contabile del creditore

Mutuo o finanziamento? Questo è il problema

La Suprema Corte di Cassazione si è pronunciata sulla distinzione tra contratto di mutuo e contratto di finanziamento, confermando che tali figure negoziali sono distinte, in quanto caratterizzate da uno schema contrattuale non sovrapponibile.

La sentenza, ricordando che la Legge n. 108/1996 nel classificare le operazioni contrattuali per categorie omogenee distingue proprio il “mutuo” dagli “altri finanziamenti”, ha statuito che tale distinzione non rappresenta una regola speciale, ma si fonda su una regola generale che trova fondamento nella natura stessa dei contratti in oggetto.

La ragione si ritrova non solo nel modo in cui si perfezionano, bensì anche nelle obbligazioni che gravano sulle parti.

E infatti: “mentre il contratto di mutuo in senso proprio è un contratto essenzialmente reale ed unilaterale, con obbligazioni da una sola parte, il quale si perfeziona soltanto con la consegna, da parte del mutuante al mutuatario, di determinate quantità di danaro o di altre cose fungibili – sorgendo da quel momento, a carico del solo mutuatario, l’obbligazione fondamentale di restituire, nei termini e nei modi previsti, altrettante cose della stessa specie e qualità, con l’aggiunta eventuale dell’obbligazione parallela di prestare gli interessi -, il contratto di finanziamento risulta caratterizzato dall’obbligo di un soggetto di fornire capitali a ripetizione, in base ad un rapporto fondamentale di carattere consensuale ed obbligatorio (Cass. 27 novembre 1967, n. 2845)”.

Al contrario, invece: “il contratto di finanziamento, o mutuo di scopo, è, per converso, fattispecie negoziale consensuale, onerosa ed atipica, che assolve essenzialmente una funzione creditizia, con la conseguenza che la consegna della somma da corrispondere, normalmente per stati di avanzamento, e con contestuale controllo della progressiva realizzazione dello scopo, rappresenta l’esecuzione dell’obbligazione principale, anziché (come nel mutuo) l’elemento costitutivo del contratto (Cass. 21 luglio 1998, n. 7116)”.

Tali principi appaiono fondamentali in un contesto, quello processuale, in cui la separazione tra le categorie del mutuo e del finanziamento incontra spesso dubbi e opinioni divergenti, tali da ingenerare decisioni incoerenti e non più attuali.

Speriamo che la sentenza in commento spinga gli operatori del diritto a fare chiarezza e dare applicazione ai suesposti principi…

Cass., Sez. I Civ., 06 settembre 2019, n. 22380

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

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