Fideiussore legale rappresentante della Società garantita

Mutuo “alla genovese”

Alcuni dei temi più dibattuti in materia di mutui tornano ad essere affrontati, questa volta, dal Tribunale di Genova, con la sentenza n. 346.

In una controversia avente ad oggetto contestazioni relative

– alla asserita applicazione della clausola floor,

– alla supposta difformità tra ISC dichiarato ed ISC applicato,

– alla pretesa illegittimità del tasso Euribor per contrarietà alla normativa Antitrust,

– all’affermato effetto anatocistico,

la pronuncia in commento offre una serie di spunti sui quali appare utile soffermarsi.

Intanto, secondo parte attrice la previsione contrattuale di un tasso minimo in una struttura a tasso variabile, implicava la presenza di uno strumento finanziario derivato, assoggettato, dunque, alla normativa del Testo Unico della Finanza e, in particolare, alle prescrizioni degli artt. 21 e 23 del TUF.

Il Giudice, però, come più volte accaduto in precedenti arresti in tema, sconfessa questa impostazione.

“L’argomentazione dell’attrice, però, è inficiata da un equivoco: che l’introduzione di un tasso minimo in un contratto a tasso variabile sia sufficiente a qualificare il rapporto come strumento finanziario derivato. Ciò potrà forse dirsi in relazione ai rapporti che siano originariamente, per loro natura, relativi alle “attività di investimento” di cui alle norme del TUF richiamate dall’attrice: ma certamente non vale per i contratti bancari, che non perdono la loro natura solo perché il tasso variabile da essi previsto sia parzialmente corretto da una soglia minima. Il contratto di finanziamento di cui si tratta non muta la sua causa tipica solo perché il tasso debitore è determinato secondo le regole sopra descritte: e continuerà pertanto ad essere regolato dalle norme del codice civile e dal t.u.b, non da quelle invocate dall’attrice”.

La stessa critica concernente gli effetti della difformità tra ISC pattuito e ISC applicato è priva di pregio. Come non raramente accade, tale diversità, spesso anche minima, viene associata dai mutuatari alla sostituzione automatica degli interessi prevista dall’art. 117 TUB. Ma come agevolmente osserva il Giudice “l’enunciazione del TAEG (contenuta nello stesso piano di ammortamento) attiene invece al diverso profilo degli obblighi informativi posti a carico della banca: ma nessuna norma prevede che, in caso di errata indicazione del TAEG, la sanzione debba essere quella, invocata dall’attrice, dell’applicazione di tassi sostitutivi”. 

Né di nullità è possibile ragionare se solo si considera che questa radicale sanzione consegue alla mancata indicazione, non già all’erronea indicazione del TAEG (cfr. la delibera CICR del 4/3/03 ed il Provvedimento del 29/7/09, art. 8 sez. II, reso obbligatorio dal 26/5/10).

Correttamente la sentenza chiude il capo in parola sottolineando un principio centrale del nostro Ordinamento, quello della natura delle ricadute, risarcitorie e non già invalidatorie, della violazione di norme di condotta. Infatti, “l’eventuale illegittimità del comportamento della Banca, pertanto, potrebbe rilevare solo in una prospettiva puramente risarcitoria, ove l’attrice avesse dedotto e provato di avere rinunciato a proposte contrattuali più vantaggiose perché ingannata dalla fallace quantificazione a lei prospettata dall’odierna convenuta”.

E, si badi, tale insegnamento viene ripreso dal Giudicante anche rispetto all’ulteriore contestazione relativa alla affermata nullità del tasso Euribor per contrarietà alla normativa Antitrust in quanto frutto di un accordo di cartello tra le banche, in violazione dell’articolo 2 della legge 287 del 1990.

“Ma”, appunto,“il sistema di rilevazione dell’euribor è di tipo oggettivo, in quanto fa riferimento ad un insieme quotazioni effettuate da alcuni istituti e pubblicate a livello centrale. Ove fossero intervenute intese illecite tra le banche coinvolte nelle quotazioni (tra le quali l’attrice non afferma rientrare l’odierna convenuta), la conseguenza sul contratto in esame non potrebbe essere la nullità della clausola che determina gli interessi moratori con riferimento all’indice, bensì una responsabilità degli autori dell’illecito verso il mutuatario per il danno conseguente al differenziale tra il tasso applicato e quello che avrebbe dovuto essere riconosciuto ove la determinazione dell’Euribor non fosse stata falsata”.

In ultimo, circa l’insistita applicazione di interessi anatocistici quale conseguenza del piano di rimborso “alla francese”, la sentenza ribadisce la posizione dell’unanime giurisprudenza sul punto: “quanto all’effetto anatocistico che secondo l’attrice si anniderebbe nel sistema di ammortamento applicato (c.d. “alla francese”), questo Ufficio ha più volte affermato che il meccanismo in esame non determina, di per sé, l’applicazione di interessi anatocistici, perchè gli interessi da corrispondere sono sempre calcolati esclusivamente sul capitale residuo, e mai su altri interessi”.

Le domande della mutuataria venivano respinte con condanna alle spese di lite.

Tribunale di Genova, 5 febbraio 2019, n. 346

Giorgio Zurru – g.zurru@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Il Tribunale di Nola torna a far chiarezza sul dibattuto tema relativo all’onere probatorio nel gi...

Contratti Bancari

Chi è onerato della prova non usi gli scalari

L’eccezione di nullità della fideiussione per violazione della normativa antitrust non può esser...

Contratti Bancari

Fideiussore legale rappresentante della Società garantita

“Il disposto dell’art. 1264 c.c., secondo cui la cessione del credito ha effetto nei confronti d...

Contratti Bancari

X