Controparte perdente rimborsa consulenza vincente

Se muta la causa petendi, l’opposizione è tardiva

Con la sentenza in commento n. 8501 del 25 marzo 2021, le Sezioni Unite hanno cassato senza rinvio il provvedimento impugnato che aveva accolto un’opposizione ex art. 617 cpc proposta sulla base di una causa petendi diversa rispetto a quella inizialmente eccepita dall’opponente. Ed infatti, secondo la Corte di Cassazione, il Tribunale ha accolto un motivo di opposizione non proposto nel termine perentorio di venti giorni dalla legale conoscenza dell’atto esecutivo.

Secondo le Sezioni Unite, la tardività dell’opposizione proposta ex art. 617 c.p.c., ove non già decisa dal giudice del merito e dunque non coperta da giudicato interno, può e deve essere delibata in sede di legittimità, ancorché non dedotta come motivo di ricorso.

Ciò in quanto si tratta di una questione relativa ad un termine di decadenza processuale, la cui inosservanza è rilevabile d’ufficio.

Nel caso di specie, nell’ambito dell’opposizione endoesecutiva proposta innanzi al Tribunale di Pavia avverso l’esecuzione incardinata da Equitalia, era stata dedotta la nullità delle notifiche sia delle cartelle di pagamento, che del pignoramento, effettuate a mezzo PEC.

Solo nell’ambito del susseguente giudizio di merito, l’opponente aveva contestato che le cartelle, nonché  l’intimazione di pagamento ed  il pignoramento, erano stati notificati in formato “pdf” senza firma digitale, né estensione “p7m”; si aveva pertanto garanzia dell’integrità degli atti, ma non dello loro genuina paternità.

A sostegno della propria tesi, l’opponente ha richiamato la giurisprudenza tributaria secondo cui la notifica via PEC, in quanto mancante della firma digitale, non è garanzia di certezza e corrispondenza.

Questa contestazione non è stata affrontata nel merito dalla Suprema Corte la quale ha invece rilevato come originariamente l’esecutata aveva opposto che “la ricezione nella casella di posta elettronica certificata non garantisce l’effettiva conoscenza dell’atto da parte del destinatario”, concludendo, dunque, per la nullità delle notifiche.

Solo successivamente, e quindi ben oltre il termine di venti giorni precedentemente richiamato, la debitrice ha opposto che il formato “pdf”, in quanto non modificabile, garantisce l’integrità degli atti notificati, ma non la genuina paternità degli stessi.

Tale ultima causa petendi si è mostrata decisiva nell’accoglimento dell’opposizione di merito, cassata però senza rinvio dalle Sezioni Unite che hanno rilevato come ci si trovasse dinanzi ad un nuovo motivo di opposizione agli atti esecutivi, non proposto nel termine perentorio dei venti giorni.

È infatti dovere della Corte di Cassazione verificare la legittimità dello svolgimento dell’azione esecutiva, deducendo la mancanza o l’irregolarità formale di un presupposto o di un atto del processo, trattandosi di una questione di forma e richiedendosi un controllo limitato all’osservanza delle norme processuali.

Esattamente quanto accaduto nel caso di specie, in occasione del quale il giudizio si è concluso con la cassazione senza rinvio della sentenza per intervenuta decadenza in relazione al motivo di opposizione su cui si è fondato l’accoglimento della domanda.

Cass., Sez. Un. Civili, 25 marzo 2021, n. 8501

Mario Valentini – m.valentini@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Costruzione di nuovi edifici: la relazione energetica non vincola l’appaltatore

La Suprema Corte con recente ordinanza si è espressa sulla sospensione discrezionale, ed in partic...

Diritto Processuale Civile

A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

I fatti modificativi od estintivi della impignorabilità dei beni e delle somme degli enti locali e...

Diritto Processuale Civile

Controparte perdente rimborsa consulenza vincente

È inammissibile l’opposizione ex art. 617 c.p.c. come anche l’istanza di revoca ex art. 487 c....

Diritto Processuale Civile

X