L’insostenibile trilogia della mora 

Mora sopra soglia? Gratuità negata!

Quand’anche il tasso di mora ecceda i limiti soglia previsti dalla normativa antiusura, non potrà in alcun modo conseguirne la gratuità del mutuo concesso.

Questo è il principio espresso da una recente pronuncia del Tribunale di Napoli, la quale ha sancito l’inapplicabilità dell’art. 1815, co. 2 c.c., nel caso in cui il tasso moratorio contrattualmente pattuito esorbiti la soglia usura, fissata nel rispetto del dettato normativo della l. 108/96.

Seppur il Giudice partenopeo abbia riconosciuto come possa “ritenersi acquisito il dato della equiparazione tra interessi corrispettivi e moratori rispetto alla soggezione al limite del tasso soglia”, circostanza questa – a dire il vero – sulla quale il dibattito giurisprudenziale è ancora in vivido fermento, allo stesso modo ha altresì ritenuto che “detta equiparazione, tuttavia, non può essere estesa anche alle conseguenze derivanti dal superamento del tasso soglia”, dovendosi escludere che l’art. 1815 co. 2 c.c. trovi applicazione anche nel caso di interessi moratori usurari.

L’iter argomentativo con cui il Tribunale giunge a tale statuizione, ripercorre brevemente il panorama normativo in materia, osservando che la disposizione di cui all’art. 1815 c.c., “ha carattere eccezionale, e come tale non suscettibile di applicazione analogica, perché, con finalità eminentemente sanzionatorie, costituisce una deroga al principio generale di cui all’art. 1419 c.c. Pertanto, qualora siano pattuiti in misura usuraria i soli interessi moratori, è a quest’ultimi che andrà circoscritta la sanzione di nullità, con la conseguenza che saranno dovuti, invece, gli interessi corrispettivi”.

I tassi pattuiti, infatti, svolgono funzioni ontologicamente differenti: quello corrispettivo rappresenta la remunerazione dovuta al creditore per il prestito concesso ed attiene alla fisiologia del rapporto, mentre quello moratorio assolve ad una funzione risarcitoria, preventiva e forfettizzata, del danno da ritardo nell’adempimento e concerne l’eventuale fase patologica del rapporto in discorso.

“Ne consegue che l’eventuale nullità della seconda pattuizione, relativa al caso di inadempimento ed alla patologia del rapporto non pregiudica la validità della prima pattuizione, relativa alla fisiologia del rapporto. In definitiva, l’eventuale usurarietà degli interessi moratori comporta, ai sensi del combinato disposto degli artt. 1815 co. 2 e 1419 c.c., la non debenza solo di tale tipo di interessi, senza che ciò comporti la conversione in mutuo gratuito di un mutuo contenente interessi moratori usurari”.

Nella fattispecie oggetto di giudizio, peraltro, il tasso di mora pattuito, raffrontato alla soglia usura, risultava perfettamente rispettoso del limite imposto; tale circostanza ha fornito così un’ulteriore occasione al Tribunale per ribadire l’erroneità della tesi della sommatoria, della quale – malgrado le numerose pronunce intervenute in senso opposto – si continua ad abusare ampiamente in contenziosi di questo tenore.

In ogni caso, il giudicante conclude per “l’inammissibilità della domanda come formulata nell’atto introduttivo (l’attore ha richiesto la non debenza di qualsiasi interesse in considerazione dell’asserita usurarietà degli interessi moratori, ndr) per difetto di interesse, atteso che quand’anche si fosse dimostrato in corso di giudizio il superamento del tasso soglia degli interessi moratori convenuti, l’attore non avrebbe comunque potuto chiederne la restituzione, non avendo mai corrisposto interessi di mora nel corso del rapporto”.

Tribunale di Napoli, 14 gennaio 2019, n. 479

Andrea Maggioni – a.maggioni@lascalaw.com

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