Contratti

Mora del creditore: offerta formale e non formale

Cass., 29 febbraio 2015, n. 8711 (leggi la sentenza)

Si pone l’attenzione dei lettori su un’interessante sentenza della Corte di Cassazione del 29 febbraio 2015, n. 8711, che ha chiarito alcuni dubbi inerenti la mora del creditore.

La questione concerne un’opposizione ad un’esecuzione immobiliare promossa dal debitore che,  con atto di citazione, chiedeva accertarsi l’infondatezza del rifiuto opposto dai creditori di ricevere il pagamento mediante consegna di assegno circolare; e per l’effetto, dichiararsi nullo e di nessun effetto il pignoramento eseguito dagli stessi creditori.

Tale richiesta veniva formulata in virtù del principio espresso dalla sentenza della Suprema Corte 26617/07 secondo cui “nelle obbligazioni pecuniarie[…] il debitore ha facoltà di pagare  mediante assegno circolare”; in questo caso il creditore può rifiutare il pagamento “solo per giustificato motivo da valutarsi secondo le regole di correttezza e buonafede”.

Partendo dall’analisi del caso di specie, la Corte, ha precisato che il fatto di accertare l’ingiustificata opposizione del creditore al pagamento con assegno circolare, non può, in sé, impedire la prosecuzione dell’azione esecutiva. Gli effetti conseguenti a tale rifiuto saranno diversi a seconda che il debitore abbia formulato un’offerta di pagamento formale o non formale.

Nel caso di offerta non formale, il rifiuto al pagamento tramite assegno circolare, potrà comportare solo l’esclusione della mora del debitore ex art. 1220 c.c.: il debitore, però, continuerà ad essere obbligato alla prestazione

Nell’eventualità in cui il debitore proceda con offerta formale ex art. 1208 c.c, il creditore  sarà in mora fin dal momento in cui, senza motivo legittimo, non riceve il pagamento: da questo momento si produrranno tutti gli effetti ex art. 1207 c.c. Anche in questo caso, però, il debitore sarà ancora obbligato alla prestazione.

Ai fini della liberazione, invece, sarà necessario, che, il debitore provveda al deposito ex art. 1210 c.c. Tale deposito dovrà essere accettato dal creditore, ovvero dovrà essere dichiarato valido con una sentenza passata in giudicato. In questo caso, l’obbligazione sarà estinta ed il debitore sarà liberato dalla sua obbligazione.

Si evidenzia che, in accordo con quanto sancito dalla Suprema Corte, la domanda di convalida del deposito non deve essere necessariamente oggetto di un autonomo giudizio, ma può anche essere formulata nel giudizio di opposizione a precetto o di opposizione all’esecuzione.

12 maggio 2015

Valentina Vitali – v.vitali@lascalaw.com

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