Domanda ultratardiva, la Cassazione: “io non c’entro”

Mora e corrispettivi, tassi alternativi

Il mutuatario è tenuto a corrispondere o il tasso corrispettivo (se il capitale deve ancora scadere) o il tasso di mora (se la rata è già scaduta) mentre non può, né potrebbe, essere chiamato a pagare un tasso di interesse pari alla somma del tasso di interesse corrispettivo e del tasso moratorio”.

Questo, uno dei principi espressi dal Tribunale di Torino con la sentenza n. 1446 del 25 marzo, chiamato a dirimere una controversia insorta tra la mutuataria ed un istituto di credito assistito dallo Studio.

Secondo l’argomentazione attorea, il tasso soglia verrebbe superato in due situazioni: la prima (legata ad una eventuale fase patologica del contratto) derivante dalla sommatoria degli interessi corrispettivi e degli interessi moratori, la seconda dovuta alla inclusione della penale per il caso di estinzione anticipata del rapporto nel calcolo del TEG.

In riferimento all’eccepita usurarietà dei tassi applicati al contratto di mutuo, il Tribunale ha ritenuto giuridicamente non fondata la prospettazione avversaria per le seguenti ragioni.

La tesi della pura e semplice sommatoria, come detto, non risulta fondata atteso che gli interessi moratori sono dovuti solo in caso di mancata corresponsione di quanto dovuto in dipendenza del mutuo nei termini pattuiti, senza alcuna capitalizzazione periodica.

La clausola che prevede questa modalità di applicazione del tasso di mora è legittima (in quanto aderente all’art. 3 della delibera CICR 9.2.2000) e non determina alcuna sommatoria tra i tassi”.

E, si badi, tale tesi non trova alcun supporto nella decisione 2013 n. 9 della Corte di Cassazione, “la quale ha sì precisato che anche gli interessi moratori sono soggetti alla l. 2006 n. 108 ma non anche che, ai fini del tasso soglia, interessi corrispettivi e interessi moratori debbano essere sommati”.

La stessa critica concernente gli effetti dell’inclusione della penale per estinzione anticipata del mutuo, ai fini del calcolo del tasso soglia usura, è priva di pregio.

Il Giudice – prendendo le mosse dalla definizione offerta dall’art. 40 TUB – ritiene che “la penale in discorso costituisce dunque un costo che svolge una funzione diversa da quella assolta dagli interessi compensativi e, soprattutto, agli interessi compensativi che il mutuatario si era obbligato a pagare è alternativa. In sostanza – poiché in caso di estinzione anticipata del contratto di mutuo la parte paga la penale e non più gli interessi compensativi – la tesi della sommatoria è priva di fondamento logico prima ancora che giuridico”.

Sulla scorta di tale impostazione, il Tribunale ha, quindi, respinto le domande della mutuataria con condanna alle spese di lite.

Tribunale di Torino, 25 marzo 2019, n. 1446

Maria Grazia Sclapari – m.sclapari@lascalaw.com

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