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Monofirma, anatocismo e ius variandi: qualche precisazione

Un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, nel quale lo Studio ha assistito un istituto di credito, ha costituito l’occasione per il Tribunale di Sondrio di puntualizzare alcuni aspetti che dovrebbero considerarsi ormai assodati, ma che costituiscono invece tuttora fonte di contestazioni.

In primo luogo, il Giudice ha confermato come, alla luce della decisione a Sezioni Unite della Suprema Corte n. 898 del 16 gennaio 2018, non si possa parlare di inesistenza del rapporto di conto corrente per mancanza della sottoscrizione della banca. I principi dettati da tale pronuncia, sebbene relativi alla intermediazione finanziaria, devono considerarsi pienamente estensibili ai contratti bancari disciplinati dall’art. 117 T.U.B. Infatti, alla luce della nullità c.d. di protezione prevista dalla normativa di settore “la forma, lungi dall’essere un mero requisito strutturale, costituisce piuttosto il veicolo di una completa informazione dell’investitore in relazione al contenuto ed all’oggetto del contratto. Ne consegue che il contratto cd. “quadro” deve essere redatto per iscritto, che per il suo perfezionamento deve essere sottoscritto dall’investitore e che a questi deve essere consegnato un esemplare del contratto, potendo, invece, il consenso della banca risultare anche a mezzo di comportamenti concludenti”. Inoltre, “Non pare, in effetti, accettabile (…) il comportamento del contraente (banca o cliente che sia) che approfitti, abusandone, di una posizione contrattuale di vantaggio conferita dalla legge invocando la nullità di un contratto che per anni ha avuto regolare esecuzione”.

In punto anatocismo, il Tribunale ha chiarito che, per soddisfare la condizione di reciprocità stabilita dalla Delibera CICR del 9 febbraio 2000, è sufficiente che sia prevista la pari periodicità di liquidazione degli interessi attivi e passivi, mentre è irrilevante la misura dei tassi applicati. Si legge al riguardo “Ed infatti la menzionata normativa di settore impone la condizione di reciprocità in riferimento al solo meccanismo di capitalizzazione laddove, di contro, la misura degli interessi, ove contrattualmente pattuiti (come nel caso di specie), rientra nella piena disponibilità delle parti nell’esercizio della relativa autonomia negoziale”.

Infine, il Giudice ha evidenziato che lo ius variandi costituisce una facoltà esercitabile a valle di una preventiva pattuizione delle condizioni contrattuali, rispettosa dei requisiti formali prescritti dalla legge sulla trasparenza bancaria. In presenza di idonea pattuizione, è onere di chi solleva contestazioni allegare ed indicare quali sarebbero state le specifiche proposte di modifica in peius da ritenersi illegittime, nonché precisare il motivo della ritenuta illegittimità.

Tribunale di Sondrio, 14 marzo 2019, n. 120

Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com

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