Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Modello ABI e regime delle preclusioni in appello

La Corte d’appello di Bologna, nell’ambito di un contenzioso in materia di leasing, respinge l’eccezione di nullità della fideiussione per presunta conformità al cd. modello ABI.

La pronuncia affronta temi molto attuali e ricchi di interesse per il contenzioso bancario, in un contesto giudiziale in cui le difese dei garanti sono sempre più focalizzate sull’invalidità della fideiussione per violazione della disciplina concorrenziale (L. 297/90).

I principi fissati dalla pronuncia in commento offrono un’attenta ricostruzione dei profili sostanziali che interessano il contenzioso in materia e richiamano alcune regole processuali che non possono essere dimenticate (neppure dal garante che contesti la nullità della fideiussione).

Nel caso in esame, l’eccezione di nullità della fideiussione per conformità al modello ABI veniva sollevata per la prima volta in sede di appello, con il deposito della comparsa conclusionale.

La Corte territoriale, esaminate le contestazioni del garante, ne dichiara da subito l’inammissibilità per violazione dell’art. 345 c.p.c.

Come rileva il Collegio, infatti, l’eccezione di nullità per applicazione del cd. modello ABI poggia su rilievi fattuali che devono fare i conti con le decadenze processuali maturate in primo grado.

In questa direzione, la Corte rileva il mancato deposito in atti del noto provvedimento di Banca d’Italia su cui si fonda l’eccepita nullità della garanzia, circostanza che non rende possibile confrontare la fideiussione dedotta in giudizio con le tre clausole sanzionate: “Deve preliminarmente osservarsi come non risulta mai prodotto il provvedimento della Banca d’Italia del 2005 che non può essere “notorio” o acquisito d’ufficio, il cui deposito sarebbe, in questa fase, comunque tardivo e contrario all’articolo 345 c.p.c. Non è quindi possibile apprezzare se le clausole censurate della fideiussione oggetto di causa coincidano o meno con quelle sanzionate”.

Inoltre, rileva il Collegio, l’eccezione di nullità non può essere formulata per la prima volta in appello se si fonda su elementi di fatto mai dedotti in precedenza, poiché tale comportamento viola lo schema delle preclusioni processuali che, come noto, vieta di allegare nuovi elementi di fatto in secondo grado: “Neppure è secondaria la considerazione (confortata anche da Cass. n. 4175/2020) secondo cui l’eccezione non può essere “basata su contestazioni in fatto in precedenza mai effettuate, a fronte delle quali l’intimato sarebbe costretto a subire il vulnus delle maturate preclusioni processuali”. Ciò vale nel caso di specie in cui l’appellante svolge solo con la conclusionale in appello una serie di censure mai articolate in primo grado, che impongono l’esame di questioni di fatto, con la conseguenza che la società opposta/ora appellata nulla può articolare e/o dedurre al di fuori della scansione dei termini del processo”.

Chiarito, quindi, che l’eccezione di nullità della garanzia non può essere contestata per la prima volta in appello, la Corte ribadisce l’orientamento secondo cui la conformità della fideiussione al cd. modello ABI, in ogni caso, non genera automaticamente la nullità della garanzia.

Sul punto, la sentenza ricorda che la nullità che colpisce le intese anticoncorrenziali – come quelle a monte del cd. modello ABI – non può estendersi ai contratti che sono frutto di tali intese, ciò in quanto nessuna norma del nostro ordinamento prevede tale nullità: “Da ultimo, è pacifico che dalla declaratoria di nullità di una intesa tra imprese per lesione della libera concorrenza, emessa dall’autorità antitrust ai sensi della legge n. 287/1990, non discende automaticamente la nullità di tutti i contratti posti in essere dalle imprese aderenti all’intesa in oggetto”.

La sentenza, pertanto, conferma ulteriormente che la nullità dell’intesa anticoncorrenziale non inficia automaticamente la validità dei contratti a valle, principio applicabile anche alla casistica del modello ABI.

Corte d’appello di Bologna, 17 marzo 2021

 Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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