La rivincita del promissario acquirente

Mi lasci? Ridammi l’immobile e amici come prima!

Con la recente ordinanza, la Cassazione ha sancito il diritto di un uomo, abbandonato a pochi passi dall’altare dalla promessa sposa, di rientrare in possesso dell’immobile donato alla donna vista la mancata celebrazione delle nozze già fissate ed il naufragio del fidanzamento in quanto trattasi di donazione strettamente connessa alla promessa di matrimonio.

Nello specifico l’uomo stipula il contratto preliminare per un appartamento che dona alla futura sposa in vista dell’imminente matrimonio e che successivamente la stessa acquista definitivamente con la stipula del contratto di compravendita.

L’uomo sostiene si debba parlare di donazione indiretta connessa alla promessa di matrimonio aggiungendo che, essendo la promessa non andata a buon fine malgrado l’avvenuta fissazione della data delle nozze, l’immobile debba essere restituito.

Ma i Giudici di merito non la pensano così in quanto la restituzione dei doni prevista dal codice civile “riguarda i doni e suppone una fattispecie di liberalità d’uso, non necessitante di forma solenne e va escluso che nell’alveo della norma possano rientrare gli immobili, anche nell’ottica della donazione indiretta, perché la donazione immobiliare, alla quale il codice civile riserva la forma pubblica, non può esser considerata, in base alla consuetudine sociale, una liberalità d’uso».

In Cassazione, però, la tesi sostenuta dall’ex promesso sposo ha la meglio in quanto i Giudici ribadiscono che “i doni tra fidanzati non sono equiparabili né alle liberalità in occasione di servizi, né alle donazioni fatte in segno tangibile di speciale riconoscenza per i servizi resi in precedenza dal donatario, né alle liberalità d’uso, ma costituiscono vere e proprie donazioni, come tali soggette ai requisiti di sostanza e di forma previsti dal Codice”.

In sostanza l’art.80 del Codice Civile non va interpretato in modo eccessivamente restrittivo in quanto la ratio della restituzione non è correlata, in detta norma, al semplice valore dei beni donati, quanto piuttosto all’eliminazione di tutti i possibili segni di un rapporto che non è giunto a compimento, e che è opportuno rimuovere per quanto possibile.

E’ proprio il mancato verificarsi del matrimonio, sanciscono i Giudici, a rendere restituibili tutti i beni donati dalle parti durante il fidanzamento quale presupposto in vista di un matrimonio che poi non è stato contratto, poco conta se trattasi di un anello di bigiotteria o di un immobile.

Dunque, ciò che conta, ai fini dell’azione restitutoria, è, in casi simili, sempre e soltanto che i doni siano stati fatti a causa della promessa di matrimonio e che si giustifichino per il solo fatto che tra le parti è intercorsa una promessa in tal senso, al punto da non trovare altra plausibile giustificazione. In questa prospettiva, poi, la sorte della donazione indiretta – seppur collegabile a un accordo trilaterale », come in questo caso, non coinvolge altri che le parti direttamente interessate dalla donazione.

Nel caso che ci occupa si rende pertanto necessaria la celebrazione di un nuovo processo in Appello che tenga in debita considerazione i principi fissati dalla Cassazione ed in particolare il fatto che i doni tra fidanzati di cui all’art. 80 c.c. possono essere integrati anche da donazioni immobiliari, ivi comprese le donazioni indirette e che anche in questa eventualità, ai fini dell’azione restitutoria, occorre accertare sempre e soltanto che i doni siano stati fatti a causa della promessa di matrimonio e che si giustifichino solo per tale fatto, al punto da non trovare altra plausibile giustificazione al di fuori di questo.

Precisa infine la Suprema Corte che laddove si accertati il sopravvenuto venir meno della causa donandi, (in caso di donazione indiretta immobiliare fatta in previsione di un futuro matrimonio poi non celebrato), “si determina la caducazione dell’attribuzione patrimoniale al donatario senza incidenza, invece, sull’efficacia del rapporto fra il venditore e il donante, il quale per effetto di retrocessione viene ad assumere la qualità di effettivo acquirente”.

Il risultato finale è certamente poco soddisfacente per tutti in quanto la donna che voleva l’immobile, ma non  il marito si ritrova senza la casa e l’uomo che voleva una moglie e non un appartamento si ritrova con una casa vuota! Che tristezza…

Consulta l’infografica

Cass., Sez. I, 25 ottobre 2021, n. 29980

Simona Longoni – s.longoni@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Costruzione di nuovi edifici: la relazione energetica non vincola l’appaltatore

Non possono esigersi le spese condominiali dal conduttore dell’immobile o dall’ex coniuge, asse...

Diritti reali e condominio

La lite nasce in un condominio allorquando alcuni condomini lamentano la presenza di telecamere “...

Diritti reali e condominio

Vado a stare da papà

Accade sovente che, dopo aver acquistato un appartamento, il nuovo proprietario si trovi di fronte ...

Diritti reali e condominio

X