Diritto Processuale Civile

Mezzi di prova: data certa della scrittura – equipollenza dell’attestazione autentica

Cass., I Sez. Civile, 31 agosto 2015 n. 17335 (leggi la sentenza)

Si sottopone all’attenzione dei lettori di Iusletter la recente sentenza della Corte di Cassazione n. 17335/15, del 31 agosto 2015, la quale si pronuncia sul tema dell’efficacia della scrittura privata nei confronti dei terzi, richiamando un proprio precedente e così consolidando il proprio orientamento in materia.
Il caso. Il tribunale di Rovigo rigettava un’opposizione allo stato passivo (di una S.r.l. fallita) promosso da un istituto di credito, assumendo – oltre all’inammissibilità del deposito di determinati documenti contrattuali –  la mancanza di data certa del saldaconto (50 TUB), degli gli estratti conto e delle lettere di apertura di credito in conto corrente, perché il timbro postale non sarebbe risultato “in sovrapposizione” alla scrittura o alla sottoscrizione delle parti.

Avverso il decreto di rigetto la banca proponeva ricorso in Cassazione.

Fra i motivi di ricorso (cinque, per i quali si rimanda al testo della pronuncia), il primo attiene all’asserita (così ritenuta dai giudici di merito) carenza di data certa relativa alla documentazione allegata al ricorso.

Su tale aspetto, su cui l’odierno commento pone l’attenzione, gli ermellini, richiamando un principio già in precedenza espresso, hanno ribadito “ che qualora la scrittura privata non autenticata formi un corpo unico col foglio sul quale è impresso il timbro postale, la data risultante da quest’ultimo è data certa della scrittura, perché la timbratura eseguita in un pubblico ufficio equivale ad attestazione autentica che il documento è stato inviato nel medesimo giorno in cui essa è stata eseguita: mentre grava sulla parte che contesti la certezza della data l’onere di provare – pur senza necessità di querela di falso – che la redazione del contenuto della scrittura è avvenuta in un momento diverso (Cass. 28 maggio 2012, n. 8438)”.
La Suprema Corte, prosegue poi rilevando che “il decreto impugnato non ha fatto applicazione di tale principio, perché avrebbe dovuto viceversa ritenere la data certa come comprovata dal timbro in questione, ove nessuna prova in contrario fosse stata tempestivamente offerta dalla procedura.”

La Corte ha dunque accolto il ricorso proposto (anche per gli altri motivi – per i quali si rimanda al testo integrale della pronuncia) e per l’effetto ha cassato con rinvio al giudice del merito, in diversa composizione, per nuovo esame e per il regolamento delle spese.

10 settembre 2015

Paola Maccarrone – p.maccarrone@lascalaw.com

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche

Con ordinanza interlocutoria, la Cassazione ha disposto la rimessione al Primo Presidente affinché ...

Diritto Processuale Civile

Mario Valentino vs. Valentino

Come anticipato nei precedenti contributi, dallo scorso 31 marzo 2021, è possibile procedere con i ...

Diritto Processuale Civile

A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Secondo una recente sentenza delle Sezioni Unite non rileva in che modo sia apposta la firma digital...

Diritto Processuale Civile

X