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Sei mesi sono pochi? Non per la segnalazione in Centrale Rischi

Il presupposto del periculum in mora è insussistente, qualora il ricorso ex art. 700 c.p.c. venga depositato trascorso un considerevole lasso di tempo dalla comunicazione della segnalazione e nel caso in cui non venga dedotta alcune circostanza di fatto prossima, imminente ed irreparabile.

Questo il principio ribadito dal Tribunale di Genova con la sentenza n. 22207 del 3.05.2017. Nella specie, il ricorrente presentava il ricorso ex art. 700 c.p.c. ben 6 mesi dopo la comunicazione della segnalazione a sofferenza, senza  preoccuparsi di  dedurre uno specifico e concreto pericolo, ma limitandosi a generici richiami di giurisprudenza ed asserendo la lesione della sua onorabilità, dell’immagine e della  difficoltà di accesso al credito. Il giudice evidenziava, pertanto, che mancando “un principio di prova in relazione alla sussistenza di un imminente pregiudizio grave e d irreparabile  rispetto ad una segnalazione a sofferenza che perdura (va) da oltre sei mesi”, non poteva ritenersi sussistente il periculum in mora.

Nel caso all’esame del giudice ligure, peraltro, anche, il fumus bonis iuris, non veniva ritenuto sussistente.

Il ricorrente asseriva che la segnalazione a sofferenza sarebbe stata illegittima, perché effettuata in assenza dell’insolvenza del correntista.

Com’è noto lo stato di insolvenza, rilevante ai fini della segnalazione del debitore alla Centrale Rischi nella categoria “a sofferenza”, scaturisce da una valutazione negativa della situazione patrimoniale, desumibile anche da una grave difficoltà economica.  Sul punto il Tribunale di Genova ha specificato che la nozione di insolvenza  rilevante, non  “si identifica con quella propria fallimentare, ma si concretizza in una valutazione negativa della situazione patrimoniale, apprezzabile come “deficitaria”, ovvero come di “grave difficoltà economica”, senza quindi alcun riferimento al concetto di incapienza o irrecuperabilità e senza che assuma rilievo la manifestazione di volontà di non adempiere, a meno che non sia giustificata da una seria contestazione sull’esistenza del credito”. Il giudice rigettava così  il ricorso, concludendo per l’insussistenza sia del periculum in mora che del fumus in iuris e specificando che lo stato di insolvenza si configura anche quando il patrimonio del debitore consenta ancora, allo stato e nel contesto della sua negatività, margini di rientro.

Tribunale di Genova, 3 maggio 2017, sentenza n. 22207 (leggi la sentenza)

Valentina Vitali – v.vitali@lascalaw.com

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