Comunione legale, finché pignoramento non ci separi

Memoria difensiva senza deposito del controricorso: il punto in Corte di Cassazione

Il solo deposito della procura notarile, in luogo della notifica di un controricorso, permette alla parte resistente di poter estrinsecare le proprie difese, per mezzo della memoria concessa alle parti a norma del nuovo art. 380 bis, comma 2, c.p.c..

Ed anzi qualora il ricorso venga respinto (qualunque ne sia il motivo), la resistente avrà diritto al pagamento delle spese legali, se non altro quelle previste per la cosiddetta fase di studio e fase istruttoria.

Può così riassumersi quanto dedotto dalla Corte di Cassazione, che con propria sentenza del 24 marzo 2017 n. 7701 ha ribadito la propria linea di interpretazione degli artt. 380 e ss. c.p.c. (la prima sentenza in questa direzione risale al marzo 1968).

Così come prevedeva la norma prima dell’introduzione del nuovo art. 380 bis c.p.c. (modificato di recente dall’art. 1 bis, comma 1 lett. e del d.l. 168/2016, convertito con modifica dalla L. 197/2016), il resistente in Cassazione può depositare la mera procura alle liti (nel caso di specie, procura notarile) e, qualora la definizione della sentenza avvenga in camera di consiglio ai sensi della sopra citata norma, depositare memoria difensiva ai sensi del comma 2 dello stesso articolo, benché non abbia notificato alcun controricorso.

Tale facoltà era stata ampiamente concessa alle parti convenute prima del nuovo testo del codice di procedura civile, oggi la Corte pare insistere sulla stessa linea interpretativa.

La lettura di tale evento così come appare non è di poco conto se si pensa alla condanna alle spese di lite qualora la ricorrente risulti soccombente.

Se infatti sono da ritenersi ammissibili le memorie difensive previste dal co. 2 dell’art. 380 bis c.p.c., l’attività posta in essere dalla parte andrà remunerata dalla controparte soccombente, così come pacificamente previsto.

E quindi la Suprema Corte, accogliendo le doglianze rilevate dalla resistente nella sola memoria successiva, ha condannato la ricorrente al pagamento delle due fasi poste in essere a difesa del convenuto: la fase di studio, poiché implicita al momento del deposito della procura, e la fase istruttoria, ma non quella introduttiva poiché effettivamente non svolta.

Il caso in esame è utile anche per trovare conferma circa la stesura del ricorso per Cassazione: i motivi, sottolinea la Corte, devono essere articolati separatamente e specificamente, facendo chiaramente emergere quali siano quei gravissimi vizi motivazionali tali da indurre la Corte a cassare il provvedimento impugnato; come a dire: limitazione al minimo costituzionale del controllo di legittimità sulla motivazione in punto di fatto.

Cass., Sez. VI – 3, 24 marzo 2017, n. 7701 (leggi la sentenza)

Mattia Cantarellim.cantarelli@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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