Improcedibilità per mancato esperimento della mediazione delegata e termine ordinatorio

Mediazione: valido l’accordo sottoscritto dal solo avvocato

Lo scorso 20 dicembre il Tribunale di Roma ha riconosciuto l’efficacia e la validità di un accordo di conciliazione perfezionato dal solo avvocato in assenza della parte in mediazione.

La pronuncia del Tribunale in commento presenta profili di particolare interesse, se si considera che l’accordo sottoscritto dal solo legale è stato ritenuto valido ed efficace, nonostante l’assenza della parte (persona fisica n.d.r.) al procedimento risultasse ingiustificata.

Nel caso deciso dal Tribunale, Tizio, venuto a conoscenza del perfezionamento di un accordo da parte del proprio avvocato in sede di mediazione, decideva di impugnare il verbale di conciliazione, assumendo la responsabilità del legale (per difetto di ius postulandi), nonché dello stesso Organismo di mediazione e del rispettivo mediatore.

L’iter logico seguito dal giudicante in parte motiva permette di affrontare i seguenti temi:

1) la portata della procura speciale rilasciata all’avvocato da parte del cliente nel procedimento di mediazione delegato dal giudice;

2) gli effetti dell’accordo concluso dall’avvocato sulla parte rappresentata;

3) gli effetti sul piano processuale della mancata partecipazione dell’attore e del convenuto in ipotesi di mediazione obbligatoria o delegata dal giudice.

Quanto al primo aspetto, il Giudice osserva che il procedimento di mediazione, pur essendo collegato al giudizio, è dotato di autonoma rilevanza che pone la parte al centro delle scelte e delle decisioni da assumersi. Per cui nel generico mandato alle liti non può considerarsi implicito il consenso alla gestione da parte del difensore di tale procedura, ma è necessario il conferimento di un mandato a conciliare ad hoc.

Quanto alla legittimità del procedimento di mediazione iniziato e concluso in assenza della parte, il Giudice, pur ritenendo necessaria la partecipazione al procedimento dei “titolari del diritto conteso”, stabilisce che “non esiste alcuna norma sulla base della quale possa affermarsi l’invalidità dell’accordo. Il quale è formalmente valido perché negoziato e firmato da soggetto che aveva la rappresentanza della S. in un procedimento (mediazione) il cui obiettivo (e esito auspicabile) è appunto, l’accordo.

Certamente sarebbe privo di fondamento giuridico l’eventuale assunto che l’irritualità del procedimento di mediazione (che può per altro verso attingere, nei casi di cui all’art. 5 comma 1 bis e secondo del D.Lgs. 28/2010, a rilevanti conseguenze, quali, per l’attore, l’improcedibilità della domanda) possa produrre l’invalidità dell’accordo”.

Pertanto, esclusa la possibilità che l’assenza della parte in mediazione infici la validità dell’accordo raggiunto e perfezionato dall’avvocato munito di poteri di rappresentanza, occorre stabilire quali siano le conseguenze negative destinate a ripercuotersi sui litisconsorti nel processo, qualora la mediazione sia stata gestita in modo “gravemente viziato”, ovvero con la sola partecipazione dell’avvocato ed in assenza della parte. Trattasi, in particolare dell’improcedibilità della domanda per l’attore, e della condanna al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato per il convenuto.

Tribunale di Roma, sentenza del 20 dicembre 2018  

Francesca Fiorito – f.fiorito@lascalaw.com

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