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Mediazione: sanzione pecuniaria in caso di rifiuto scritto a partecipare al primo incontro

La prassi di anticipare per iscritto all’organismo di mediazione il rifiuto di partecipare al primo incontro, costituisce un atto di mera cortesia, non idoneo a giustificare l’assenza della parte. Infatti le parti sono tenute a partecipare personalmente al primo incontro, al fine di recepire le informazioni in merito alla funzione e alle modalità di svolgimento della mediazione. Il dissenso alla mediazione, ai fini della sua validità, deve essere non solo personale, ma anche consapevole, informato e, soprattutto, motivato. L’art. art. 8, comma 4-bis, d.lgs. 28/2010 prevede che in caso di mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione, il giudice condanna la parte al versamento all’entrata del bilancio dello Stato di una somma di importo corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio. La sanzione può essere irrogata anche in corso di causa e a prescindere dall’esito del giudizio.

Il Tribunale di Vasto, con l’ordinanza del 6 dicembre 2016, Dott. Fabrizio Pasquale, si è espresso in relazione a tale prassi, nelle materie in cui è prevista la mediazione obbligatoria. Il giudizio aveva ad oggetto una domanda di accertamento della nullità di un contratto di mutuo per applicazione di tassi di interesse usurari e, pertanto, rientra nel novero delle controversie in materia di contratti bancari e finanziari, per le quali l’art. 5, comma 1 bis, D.Lgs. n. 28/10 impone il previo esperimento del procedimento di mediazione, come condizione di procedibilità della domanda giudiziale.

Nel caso di specie una delle parti non si presentava al primo incontro fissato dal mediatore, limitandosi all’invio di una comunicazione a mezzo p.e.c. indirizzata all’Organismo di mediazione, avente ad oggetto la volontà di non partecipare all’incontro. Il Giudice, nell’ordinanza summenzionata, precisava che la condotta della parte: “..va interpretata alla stregua di una assenza ingiustificata della parte invitata, che la espone al rischio di subire le conseguenze sanzionatorie, sia sul piano processuale che su quello pecuniario, previste dall’art. 8, comma 4 bis, del D. Lgs. n. 28/10”. Il Giudice specificava che il dissenso manifestato mediante tale prassi non sia validamente espresso, in quanto la parte non si era posta nelle condizioni di esprimere una volontà consapevole ed informata, a prescindere dalla validità delle argomentazioni giustificative. Tale prassi veniva definita dal Giudice vastese come: “un atto di mera cortesia, che però non ha alcuna idoneità a giustificare la deliberata assenza della parte e ad esonerarla dalle conseguenti responsabilità”. Nella predetta pronuncia il Giudice indicava i seguenti presupposti indispensabili affinché il diniego avanzato da una delle parti possa essere validamente espresso:

1)      la manifestazione di volontà negativa deve essere preceduta da un’adeguata opera di informazione del mediatore circa la ratio dell’istituto, le modalità di svolgimento della procedura, i possibili vantaggi rispetto ad una soluzione giudiziale della controversia, i rischi ragionevolmente prevedibili di un eventuale dissenso e l’esistenza di efficaci esiti alternativi del conflitto;

2)       il diniego deve essere fondato su adeguate ragioni giustificatrici che siano, non solo pertinenti rispetto al merito della controversia, ma anche dotate di plausibilità logica, prima ancora che giuridica.

Pertanto da tale ordinanza si evince che la partecipazione delle parti, sia al primo incontro che agli incontri successivi, rappresenta una condotta doverosa, che le stesse non possono omettere, se non in presenza di un giustificato motivo impeditivo, che abbia i caratteri della assolutezza e della non temporaneità.

Il Giudice, Dott. Fabrizio Pasquale, concludeva sanzionando la parte al versamento del contributo unificato previsto per il giudizio pendente, in conseguenza della ingiustificata mancata partecipazione al procedimento obbligatorio di mediazione.

Antonio Rivellesea.rivellese@lascalaw.com

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