La parte deve partecipare personalmente alla mediazione

Mediazione e opposizione a decreto ingiuntivo: questione ancora aperta?

Le recenti decisioni della Cassazione relative al soggetto onerato di attivare il procedimento di mediazione, nell’ambito dei giudizi di opposizione a decreto ingiuntivo, paiono non aver posto fine alla diatriba che da anni caratterizza la materia.

Prova ne è la recente decisione del Tribunale di Firenze, che ha ritenuto di non seguire il principio dettato in materia dalle Sezioni Unite della Suprema Corte.

Infatti, il giudice fiorentino, a fronte della mancata introduzione della mediazione nel termine assegnato, ha dichiarato improcedibile l’opposizione, con conseguente conferma del decreto ingiuntivo opposto.

Il G.U. ha – in primo luogo – evidenziato che Il d.lgs 28/2010 si limita a rilevare che l’attivazione della mediazione delegata è condizione di procedibilità della domanda giudiziale, senza tuttavia individuare le conseguenze dell’inosservanza dell’ordine dell’autorità giudiziaria.
Pertanto, prosegue il Tribunale, “In ipotesi quale quella in esame, secondo l’opinione giurisprudenziale che si ritiene di condividere (Trib. Torino, sez. I, 22 luglio 2019 n.3670; Cfr Cass. Civile, Sez III, n.24629/2015; Trib. Bologna sentenza 08.03.2019 n. 769; Trib. Roma, 02/10/2017), qualora si verta in ambito di opposizione a decreto ingiuntivo, la domanda che diviene improcedibile è la domanda formulata con l’atto di citazione in opposizione (ed eventualmente con la comparsa di risposta o con comparse di terzi) e, conseguentemente, in ossequio ai principi processuali propri di tale procedimento speciale, ai quali del resto la normativa in tema di mediazione non deroga espressamente, nel caso di improcedibilità del giudizio di opposizione, come nel caso di relativa estinzione, gli effetti del decreto ingiuntivo vengono definitivamente a consolidarsi (art. 653 cpc)”.
Sempre secondo il giudice fiorentino, ragionando diversamente “si porrebbe in capo all’ingiungente opposto l’onere di coltivare il giudizio di opposizione per garantirsi la salvaguardia del decreto opposto, in contrasto con l’impostazione inequivoca del giudizio di opposizione come giudizio eventualmente rimesso alla libera scelta dell’ingiunto. Peraltro, sul piano degli effetti concreti, ciò condurrebbe ad un risultato opposto rispetto a quello, deflattivo per il sistema giudiziario, che l’istituto della mediazione si propone di raggiungere, imponendo ad una parte (l’opposto) che già è munita di un titolo (il decreto ingiuntivo) che si consolida in caso di estinzione del giudizio e che può ritenersi non interessata alla prosecuzione della lite, di attivarsi anche laddove l’altra parte (l’opponente), non si dimostri più interessata alla prosecuzione della lite, come spesso del resto avviene in caso di opposizioni dilatorie, in seguito alla revoca del decreto opposto per l’inosservanza dell’onere di attivare la mediazione, con tutta probabilità la causa di merito verrebbe riproposta, con aggravio del sistema giudiziario”.

Trib. Firenze, 23 marzo 2021

Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com

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