Mediazione e opposizione a decreto ingiuntivo: investite le Sezioni Unite?

Mediazione e opposizione a decreto ingiuntivo: investite le Sezioni Unite?

Tra gli argomenti che connotano in maniera più significativa il panorama giurisprudenziale in tema di mediazione, certamente assume rilievo quello relativo all’onere di attivazione della procedura nell’ambito del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo.

Sul tema, come noto, era intervenuta la Cassazione (sez. III, 3 dicembre 2015, n. 24629) la quale, all’epoca, aveva avuto un ruolo decisivo nel comporre il contrasto insorto fra i giudici di merito      nel dibattito su chi fosse onerato – fra opposto e opponente – della proposizione dell’istanza di mediazione.  La Suprema Corte, nello specifico, aveva stabilito che “è l’opponente che ha il potere e l’interesse ad introdurre il giudizio di merito, cioè la soluzione più dispendiosa, osteggiata dal legislatore. È dunque sull’opponente che deve gravare l’onere della mediazione obbligatoria perché è l’opponente che intende precludere la via breve per percorrere la via lunga. La diversa soluzione sarebbe palesemente irrazionale perché premierebbe la passività dell’opponente e accrescerebbe gli oneri della parte creditrice”.

Nonostante l’autorevole precedente abbia trovato ampio seguito, negli anni a seguire non sono però mancate voci fuori dal coro, registrandosi pronunce di segno contrario.

In definitiva, il precedente di legittimità non ha del tutto placato il contrasto insorto, complice il diffuso ricorso allo strumento monitorio e al parallelo – non infrequente – contenzioso che scaturisce dalle spiegate opposizioni.

La problematica sottesa, del resto, non è di poco conto, se consideriamo le sorti del decreto ingiuntivo derivanti dalla mancata attivazione della mediazione.

A voler mettere un punto fermo sulla questione – “di particolare e massima importanza” – ci hanno pensato i Giudici di Piazza Cavour che, con la recente ordinanza n. 18741 del 2019, hanno rimesso gli atti al Primo presidente affinché valuti l’opportunità di sottoporre la tematica all’esame delle Sezioni Unite.

La questione al vaglio della Corte muove da un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, dichiarato improcedibile in primo grado per mancata attivazione della mediazione da parte dell’opponente. Il ragionamento seguito dal Tribunale, sulla scia della Cassazione (24629/2015), non è stato smentito dalla Corte d’Appello pronunciatasi con ordinanza ex art 348 bis c.p.c.

Gli opponenti sono ricorsi in Cassazione lamentando l’erroneità della pronuncia di improcedibilità sul presupposto che l’onere di attivare la mediazione debba gravare sul creditore opposto (che in giudizio è attore in senso sostanziale).

Investiti della questione, i Giudici hanno rilevato come, seppur per differenti motivi, ciascuna parte – opponente ed opposta – può essere interessata ad avviare la procedura di mediazione ed oltretutto hanno evidenziato come le due differenti posizioni “sono assistite da valide ragioni tecniche e appaiono essere proiezione di diversi principi”.

Più precisamente “per quanto concerne la tesi dell’onere a carico del debitore opponente il principio di riferimento è stato illustrato da Cass. 3 dicembre 2015, n. 24629 (…) si fa quindi riferimento in questo caso, oltre che alle ragioni proprie del procedimento monitorio, ispirate ad efficienza ed economia processuale, al principio costituzionale di ragionevole durata del processo”.

“Per quanto concerne la tesi dell’onere a carico del creditore opposto l’esigenza che viene in rilievo è quella che l’accesso alla giurisdizione condizionata al previo adempimento di oneri non può tradursi nella perdita del diritto di agire in giudizio tutelato dall’art. 24 Cost., come affermato da Corte Cost. 16 aprile 2014, n. 98 (e non deve violare il principio della tutela giurisdizionale effettiva, come affermato da Corte giust. 18 marzo 2010, cause riunite C-317/08, C-318/08, C-319/08 e C-320/08 in relazione al tentativo obbligatorio di conciliazione in materia di comunicazioni elettroniche). Prosegue la Corte “il diritto di agire in giudizio, in termini di diritto di accertamento negativo del credito, potrebbe essere compromesso dall’esecutività ed immutabilità del decreto ingiuntivo che conseguirebbe alla pronuncia di improcedibilità per non avere il debitore opponente assolto l’onere a suo carico, senza che tale ipotesi possa equipararsi a quella dell’acquisto dell’efficacia esecutiva da parte del decreto per effetto dell’estinzione del processo (art. 653 c.p.c., comma 1), la quale è conseguenza dell’inattività della parte all’interno del processo, una volta che il diritto di azione sia stato esercitato, mentre nell’ipotesi in esame l’irretrattabilità del decreto ingiuntivo, e la relativa perdita del diritto di agire in giudizio, deriverebbero dall’inattività relativa ad un rimedio preventivo rispetto al processo. Nel caso invece di onere incombente sul creditore opposto, alla pronuncia in rito di improcedibilità dovrebbe accompagnarsi la revoca del decreto ingiuntivo, ma resterebbe pur sempre ferma la possibilità per il creditore di riproporre la domanda (anche di semplice ingiunzione)”.

Sulla scorta di tali rilievi, il Collegio ha ritenuto “il presupposto della questione di massima di particolare importanza che giustifica la rimessione alle Sezioni Unite”. Tale intervento si rende, per la Corte, a maggior ragione necessario considerato il volume del contenzioso interessato dalla mediazione ed il diffuso ricorso al procedimento monitorio.

A questo punto non ci resta che attendere l’intervento della Suprema Corte per capire se si arriverà ad una definitiva soluzione del problema e se, in particolare, verrà confermato l’indirizzo già tracciato dalla Cassazione.

Cass., Sez. III Civ., 12 luglio 2019, n.18741

Paola Maccarrone – p.maccarrone@lascalaw.com

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