La mediazione è obbligatoria anche per il fideiussore?

Mediazione obbligatoria: senza reali impedimenti è impossibile evitarla

Il Giudizio, concluso con la sentenza in commento, era stato instaurato da due società e dai rispettivi garanti contro una Banca ed aveva ad oggetto dei contratti di conto corrente e di mutuo.

Secondo l’Istituto di Credito la procedura di mediazione non era stata correttamente esperita: questo perché, per parte attrice, al primo incontro aveva preso parte solo uno dei garanti, in proprio e per delega delle società, “ma senza l’autentica notarile delle sottoscrizioni e, per di più, con l’incarico esplicito di “non dare seguito al tentativo di mediazione e definire al primo incontro con verbale di mancata conciliazione”. La Banca, invece, era rappresentata dal suo procuratore speciale, in virtù di procura speciale autenticata dal notaio.

Il Giudice ha ritenuto l’eccezione di improcedibilità della domanda, sollevata dalla Banca, meritevole di accoglimento. Da una parte, infatti, viene sottolineata l’assenza di una valida procura speciale autenticata, conferita al garante dalle società; dall’altra assume rilevanza l’espressa manifestazione di volontà delle due società di sottrarsi al tentativo di conciliazione e di concluderlo con un verbale di mancata conciliazione. Questa direttiva è assolutamente contraria alle finalità dell’istituto della mediazione che, invece, mira a garantire un incontro tra le parti al fine di addivenire ad un accordo.

Secondo il Tribunale di Avellino, quando il mediatore, durante il primo incontro chiede alle parti se vi è la “possibilità” di iniziare la procedura di mediazione, intende indagare circa l’eventuale “sussistenza di impedimenti all’effettivo esperimento della medesima e non sulla volontà delle parti, dal momento che in tale ultimo caso si tratterebbe, nella sostanza, non di mediazione obbligatoria bensì facoltativa e rimessa alla mera volontà delle parti medesime con evidente, conseguente e sostanziale interpretatio abrogans del complessivo dettato normativo e assoluta dispersione della sua finalità esplicitamente deflattiva (Tribunale Firenze, ordinanza 17.3.2014)”.

Infine, è importante sottolineare che la Banca ha sollevato l’eccezione di improcedibilità già con comparsa di costituzione e, quindi, entro la scadenza preclusiva della prima udienza, imposta dall’art. 5 co. 1 bis d.lgs. 28/10.

Il Tribunale di Avellino ha quindi dichiarato improcedibile la domanda, ha condannato le società attrici e i garanti al pagamento della metà delle spese di giudizio in favore della Banca, ha condannato le società al pagamento di € 5.000,00, in favore della Banca in applicazione dell’art. 96 comma III c.p.c., in ragione del rifiuto di prendere parte al tentativo di mediazione obbligatoria ed ha infine condannato il garante al pagamento di € 518,00, corrispondente al contributo unificato dovuto per il giudizio, per non aver partecipato al procedimento di mediazione, senza giustificato motivo.

Tribunale di Avellino, 14 gennaio 2020 n. 64

Alessandra Buccolieri – a.buccolieri@lascalaw.com

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