Comportamento delle parti e domanda giudiziale: la logica viene prima del diritto

Mediazione obbligatoria e efficienza processuale

Il Tribunale di Campobasso, dando seguito al consolidato orientamento giurisprudenziale, si è espresso in punto di mancato esperimento della mediazione obbligatoria nell’ambito di un procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, affermando che, in tali giudizi, l’onere di attivazione ricade sempre sull’opponente.

Nel caso in esame il Giudice, rilevato che la causa rientrava nell’ambito di operatività del Dlgs. 28/2010, rimetteva le parti in mediazione, fissando termine di quindici giorni per il deposito della relativa domanda. Tuttavia, nel termine assegnato, nessuna delle parti incardinava il procedimento e l’opponente, sulla scorta di tale circostanza, insisteva per l’improcedibilità dell’azione.

Il Giudice, fatte precisare le conclusioni, ha accolto in pieno l’istanza dell’opponente, dichiarando, tuttavia, l’improcedibilità della sola opposizione e confermando integralmente il decreto ingiuntivo.

In dettaglio, il Tribunale ha ricordato che il termine di quindici giorni è senz’altro perentorio “a prescindere dall’espressa indicazione della natura perentoria del termine per l’avvio del procedimento di mediazione, esso non possa che essere considerato di natura perentoria” e ciò considerato “lo scopo che persegue e la funzione che adempie”.

La sentenza, inoltre, ha statuito come il mancato rispetto del termine suddetto non sia suscettibile di sanatoria, poiché “comporta immediatamente, e quindi senza possibilità di sanatoria – ovvero di rimessione in termini di parte opponente – l’improcedibilità della domanda giudiziale ovvero l’opposizione”.

Inoltre, il Tribunale, aderendo alla tesi giurisprudenziale dominante, ha confermato che l’onere di attivazione grava sempre sull’opponente, poiché la ratio dell’istituto è “da rinvenire nella sua dimensione deflattiva e di efficienza processuale…sicché l’individuazione nel giudizio di opposizione dell’opponente, quale soggetto tenuto ad avviare il procedimento, segue la logica ermeneutica di individuare “la parte che ha interessa al processo” nonché la soluzione più “più dispendiosa”.

Chi propone opposizione, quindi, assume l’onere di attivare il procedimento di mediazione, in difetto il decreto deve essere dichiarato definitivo.

Tribunale di Campobasso, 11 dicembre 2018, n. 812 (leggi la sentenza)

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Comportamento delle parti e domanda giudiziale: la logica viene prima del diritto

Il Tribunale di Agrigento si è recentemente pronunciato in tema di comprensibilità delle clausole ...

Credito Al Consumo

Comportamento delle parti e domanda giudiziale: la logica viene prima del diritto

Il Tribunale di Vicenza ha chiarito che anche nei contenziosi relativi a contratti di cessione del q...

Credito Al Consumo

Comportamento delle parti e domanda giudiziale: la logica viene prima del diritto

Il Tribunale di Taranto ha confermato che nelle cessioni di crediti in blocco ex art. 58 TUB la noti...

Credito Al Consumo