La parte deve partecipare personalmente alla mediazione

Mediazione: il lungo dibattito sull’attore sostanziale

La Corte d’Appello di L’Aquila, pur rilevando la permanenza di un forte contrasto interpretativo in ordine all’onere di introdurre la mediazione nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo, che ha peraltro indotto la Suprema Corte a rimettere la questione alle Sezioni Unite, ha ritenuto di aderire all’impostazione secondo la quale la disposizione di cui all’art. 5 d.lgs. n. 28 del 2010 è stata costruita in funzione deflattiva e, pertanto, “va interpretata alla luce del principio costituzionale del ragionevole processo e, dunque, dell’efficienza processuale. In questa prospettiva la norma, attraverso il meccanismo della mediazione obbligatoria, mira a rendere il processo la estrema ratio, cioè l’ultima possibilità dopo che le altre possibilità sono risultate precluse“.

Nel caso in commento, il Tribunale di Pescara aveva dichiarato l’improcedibilità della domanda di condanna proposta dell’opposta Banca, per mancato esperimento della procedura di mediazione, e revocato il decreto ingiuntivo emesso in favore della stessa aderendo all’orientamento che individua nell’opposto (quale attore in senso sostanziale) la parte onerata di richiedere la mediazione obbligatoria, senza tener conto che, in tale procedimento, l’obbligo scatti solo dopo l’opposizione a decreto ingiuntivo, nonché dopo la pronuncia sulle istanze di cui agli artt. 648 e 649 c.p.c..

La Corte d’Appello di L’Aquila, invece, ampiamente argomentando, interpreta l’art. 5 del d.lgs. n. 28/2010 in un’ottica di efficienza processuale, rinvenendo la ratio della procedura di mediazione nella sua funzione deflattiva del contenzioso civile. Sulla scorta di tale interpretazione, la Corte, aderendo all’orientamento già tracciato dalla Suprema Corte con sentenza n. 24629/2015, assume a criterio ermeneutico quello basato sulla individuazione della parte in capo alla quale sussiste l’interesse al processo e ha il potere di iniziare il processo.

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, è l’opponente ad avere l’interesse (e il conseguente potere di azione) di introdurre il giudizio di merito ed è dunque sull’opponente, per la sua veste di attore in senso sostanziale, ovvero colui che provoca il giudizio ordinario di cognizione, che deve gravare l’onere di introdurre la procedura di mediazione.

Alla luce di tali argomentazioni, in accoglimento dell’appello proposto dall’Istituto di credito, la Corte ha dichiarato improcedibile l’opposizione con la conseguente irrevocabilità del decreto ingiuntivo.

App. L’Aquila, 9 ottobre 2019, n. 1634

Giulia Martucci – g.martucci@lascalaw.com

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