Mediazione, su chi grava l'onere di introdurre il procedimento?

Mediazione, su chi grava l’onere di introdurre il procedimento

L’importanza processuale di tentare una definizione stragiudiziale delle controversie, in adesione ad un’ottica deflattiva del contenzioso, è stata ribadita da una recente pronuncia resa dal Tribunale di Napoli, che ha attribuito alla parte che incardina il procedimento giudiziale l’onere di attivare il procedimento di mediazione.

Il Tribunale di Napoli, nel dichiarare l’improcedibilità di un’opposizione a decreto ingiuntivo, ha rievocato la funzione sottesa allo strumento conciliativo, che emerge anche con riferimento a quella tipologia di procedimenti che – prima facie – non rientrano nel novero di quei giudizi per i quali la mediazione costituisce condizione di procedibilità.

Segnatamente, il Magistrato Partenopeo, richiamando l’art. 5 di cui al D.lgs n. 28/2010, ha osservato che in talune circostanze l’obbligatorio esperimento della mediazione – pur esplicandosi in una fase successiva e potenzialmente eventuale, qual è l’opposizione ad un’ingiunzione di pagamento – non esime da tale onere la parte che ha dato impulso al giudizio di merito. Considerazioni, queste ultime, avvalorate dalla lettura ermeneutica proposta dalla Suprema Corte di Cassazione (cfr. sent. 03 dicembre 2015, n. 24629), la quale ha riconosciuto nell’opponente la parte chiamata ad avviare il procedimento conciliativo, pur in luogo dell’inversione del rapporto sostanziale e processuale rivestito dalle parti.

Difatti, il Giudicante ha espressamente chiarito che: “è l’opponente che ha il potere e l’interesse ad introdurre il giudizio di merito, è dunque sull’opponente che deve gravare l’onere della mediazione obbligatoria perché è l’opponente che intende precludere la via breve per la via lunga. Ed invero, proposta l’opposizione a decreto ingiuntivo (…) sarà il solo opponente quale unico interessato, ad avere l’onere di introdurre il procedimento di mediazione”.

Ne consegue che, qualora l’opponente si sottragga dalla necessaria introduzione della procedura conciliativa, tale contegno processuale comporterà il consolidamento degli effetti del decreto, attesa l’improcedibilità dell’opposizione. Il che, concordemente a quanto statuito dalla giurisprudenza di legittimità, che ha ritenuto condivisibile tale impostazione ermeneutica, reputando irrazionale l’adozione di una soluzione differente in quanto tesa a premiare la passività del debitore, frustrando le legittime pretese creditorie.

Invero, avuto riguardo alla peculiare fattispecie di cui all’opposizione al decreto ingiuntivo, l’adito Tribunale ha osservato come, a seguito della prima udienza di comparizione e previa pronuncia del Giudice in ordine alla provvisoria esecutorietà del decreto, viene assegnato alle parti un termine ai fini dell’esperimento della procedura conciliativa, laddove per parti si intende il solo debitore opponente su cui incomberà l’onere di avviare il procedimento di mediazione, pena la dichiaranda improcedibilità.

Alla luce delle suesposte considerazioni, il Tribunale di Napoli ha dichiarato l’improcedibilità di cui alla proposta opposizione, confermando il decreto ingiuntivo emesso e, conseguentemente, condannando l’opponente all’integrale refusione delle spese di lite.

Tribunale di Napoli, sentenza del 19 luglio 2019

Diana Paola Franchetti – d.franchetti@lascalaw.com

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