La parte deve partecipare personalmente alla mediazione

Mediazione e negoziazione assistita nel Decreto Cura Italia

Con il Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18, il Governo ha dettato “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”. Integrando quindi, e sostituendo, quanto già previsto in materia di giustizia dal Decreto Legge 8 marzo 2020, n. 11.

Il decreto “Cura Italia” ha espressamente disciplinato anche l’ambito della mediazione e delle negoziazioni assistite – ambito completamente ignorato dal precedenti decreti – stabilendo (al comma 20 dell’art. 83): la sospensione di tutti i termini per lo svolgimento di ogni attività nei procedimenti di mediazione e di negoziazione assistita nonché in tutti i procedimenti di ADR che costituiscano condizione di procedibilità (come ad esempio per le procedure davanti all’Arbitro Bancario Finanziario, alla Consob e ai numerosi altri procedimenti di giustizia alternativa, purchè siano previsti, appunto, come condizione di procedibilità).

Il provvedimento è stato accolto con sollievo soprattutto dai responsabili degli Organismi, i quali – privati o pubblici che fossero – si dibattevano tra la responsabilità di dover decidere se garantire comunque gli incontri già calendarizzati, mettendo a rischio l’incolumità di mediatori e parti, in assenza di locali idonei a mantenere le giuste distanze, o rinviarli d’ufficio, assumendosi non pochi rischi, con riguardo all’eventuale mancato rispetto dei termini previsti dal D.Lgs. 28/2010.

Il provvedimento ha sospeso tutti i termini di cui al d.lgs. 28/2010 (dei tre mesi di durata, quelli per l’adesione, per la nomina del mediatore, ecc.. Nessuno escluso). Resta solo qualche dubbio con riguardo al linguaggio utilizzato nell’articolo 83, comma 20: esso infatti prevede la sospensione “dei termini” e non delle attività (come sono, ad esempio, gli incontri).

Ma la distinzione viene interpretata dai più nel senso di non escludere la possibilità che gli incontri si tengano. Ovviamente, solo se virtuali.

Quindi, chi lo può fare e ha previsto tale modalità nel proprio regolamento (approvato dal Ministero), può senz’altro procedere con queste attività che non sono sospese dal decreto. Così come, ovviamente, può continuare a ricevere le istanze in via telematica.

Come del resto accadeva anche prima dell’emergenza Covid19, visto che la maggior parte degli Organismi privati era già “attrezzata” per poter offrire un servizio di mediazione on-line che includesse anche gli incontri in camere virtuali (con il plauso del Ministero, e l’utilizzo della piattaforma di skype business).

Concludendo: l’auspicio è che “indietro non si torni” e che l’attuale emergenza abbia almeno un primo esito positivo, servendo da stimolo per gli Organismi (mi riferisco soprattutto a quelli Forensi) per recuperare il gap con i Colleghi privati, soprattutto mostrando di avere quella flessibilità necessaria ad affrontare le nuove sfide, che ad oggi sembra essere mancata.

D.L. 17 marzo 2020, n.18

Paola Ventura – p.ventura@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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