I confini normativi della mediazione obbligatoria, questioni di ermeneutica

Mediare sì, ma non ovunque

Ancora una decisione peculiare assunta dal Tribunale di Roma in punto mediazione.

Nel corso di un giudizio, il Giudice adito ha ritenuto che, alla luce di quanto emerso sino a quel momento, le parti ben avrebbero potuto pervenire ad un accordo conciliativo e, pertanto, ha assegnato termine sino alla successiva udienza per raggiungere un accordo amichevole.

A tal fine, il Giudice fissava termine di giorni 15, per depositare domanda di mediazione presso un organismo, a scelta delle parti congiuntamente o di quella che per prima vi avesse proceduto.

Il Giudice, tuttavia, non si è limitato a caldeggiare il raggiungimento di una soluzione bonaria, ma ha ritenuto necessario precisare che le parti non avevano la facoltà di rivolgersi a qualsiasi organismo, bensì avrebbero dovuto individuarne uno di certa capacità e preparazione.

Si legge, infatti, nell’ordinanza che “l’organismo che va scelto accuratamente, in base a comprovate caratteristiche di competenza e professionalità, necessarie affinché il percorso conciliativo venga utilmente svolto (…); con il vantaggio di poter pervenire rapidamente ad una conclusione, per tutte le parti vantaggiosa, anche dal punto di vista economico e fiscale della controversia in atto“.

Ma non solo. Il G.U. ha poi aggiunto che “ai sensi e per l’effetto del secondo comma dell’art.5 decr. lgsl. 28/10 come modificato dal D.L.69/13, è richiesta l’effettiva partecipazione al procedimento di mediazione demandata, laddove per effettiva si richiede che le parti non si fermino alla sessione informativa e che oltre agli avvocati difensori siano presenti le parti personalmente; e che la mancata partecipazione (ovvero l’irrituale partecipazione) senza giustificato motivo al procedimento di mediazione demandata dal giudice, oltre a poter attingere alla stessa procedibilità della domanda, è in ogni caso comportamento valutabile nel merito della causa. Ed inoltre consente l’applicazione dell’art. 96 III° cpc (norma applicata dal Giudice nel caso di ingiustificata mancata partecipazione al procedimento di mediazione, come da costante giurisprudenza, edita anche on line)“.

Ancora una volta, dunque, si è in presenza di una decisione che offre una interpretazione assolutamente restrittiva della normativa disciplinante il procedimento di mediazione, evidentemente nel tentativo di favorire la riduzione del contenzioso giudiziale, ma – a parere di chi scrive – finendo per incidere troppo sulla libertà delle parti.

Tribunale Roma, ordinanza del 4 febbraio 2019

Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com

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