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Mater semper certa est: l’automatico riconoscimento del figlio naturale

La Suprema Corte di Cassazione in una recente sentenza ha affermato che il rapporto di filiazione è, nell’ordinamento attuale, costituito automaticamente per effetto dell’indicazione del nome della madre nell’atto di nascita, senza necessità di un ulteriore atto di riconoscimento formale.

Nel caso in esame la questione concerneva l’accertamento dello status del figlio naturale, di nazionalità francese, che era premorto alla de cuius la quale aveva, con testamento olografo, istituito un’unica erede universale, escludendo i discendenti del premorto, i quali erano subentrati a quest’ultimo per rappresentazione ai sensi dell’art. 467 c.c.

I discendenti convenivano in giudizio l’erede universale al fine di sentir accertare la loro qualità di eredi legittimari, dichiarare la violazione della quota di legittima ad essi spettante e conseguentemente pronunciare la riduzione della disposizione testamentaria in favore dell’erede universale in quanto lesiva della quota di legittima.

L’erede universale si costituiva in giudizio opponendo la carenza di legittimazione passiva dei pretermessi, non avendo gli attori dimostrato la qualità di eredi legittimari. Il Tribunale di Cagliari rigettava le domande degli attori e li condannava alle spese di lite. La Corte d’Appello di Cagliari, in riforma della pronuncia di primo grado, accoglieva la domanda e riconosceva agli attori la qualità di legittimari, rimettendo le parti dinanzi il Tribunale di Cagliari per la determinazione della quota di legittima lesa. Avverso tale sentenza, l’erede universale proponeva ricorso per cassazione.

La ricorrente denunciava la falsa applicazione della L. n. 218/1995, art. 33, per non aver la Corte d’Appello applicato, ai fini della determinazione dello status di figlio, la legge nazionale di quest’ultimo vigente al momento della nascita, che prevedeva un atto di riconoscimento del figlio successivo ed ulteriore rispetto all’indicazione del nome della madre nell’atto di nascita.

La Corte di Cassazione riteneva infondato il ricorso dell’erede universale, sottolineando che, la Corte territoriale, ai fini dell’attribuzione della qualità di figlio naturale, ha correttamente fatto riferimento alla legge nazionale del figlio e dunque quella francese. La stessa evidenziava, inoltre, che ai fini dell’accertamento della qualità di erede legittimario occorre fare riferimento alla data di apertura della successione e che è solo a tale data che bisogna riferirsi per verificare se vi sono uno o più soggetti tra quelli ai quali la legge riserva una quota di eredità.

La Suprema Corte, infine, sosteneva che, alla data di apertura della successione impugnata, sia l’ordinamento francese, che quello italiano, prevedevano che il rapporto di filiazione fosse costituito per effetto della sola indicazione del nome della madre nell’atto di nascita, senza la necessità di alcun ulteriore atto formale di riconoscimento. Pertanto, in ambedue gli ordinamenti, se la madre non si avvale della facoltà di mantenere l’anonimato il rapporto di filiazione è automaticamente riconosciuto comportando così, nel caso di specie, il riconoscimento a favore del premorto dello status di figlio naturale della de cuius.

Cass., Sez. II Civ., 25 settembre 2018, n. 22729  

Laura Vivian – l.vivian@lascalaw.com

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