La mediazione è obbligatoria anche per il fideiussore?

Mascherina nei luoghi di lavoro: una dura lezione per un dipendente refrattario

La vicenda giudiziaria che approfondiremo di seguito trae origine dal mancato utilizzo, da parte di un lavoratore, della mascherina chirurgica messa a disposizione dal datore di lavoro all’interno dei locali aziendali.

Il dipendente in questione non si limitava a non indossare la mascherina, ma decideva di intraprendere una vera e propria battaglia ideologica contro l’utilizzo del dispositivo di sicurezza.

In particolare, con PEC trasmessa alla Direzione, il lavoratore sosteneva l’“illegittimità” della disposizione aziendale relativa all’utilizzo obbligatorio della mascherina da parte dei dipendenti nei depositi, rilevando “una serie di strane e ridicole incoerenze” e arrivando ad intimare al datore di lavoro di “valutare molto bene il fatto di far sanzionare i lavoratori in quanto incostituzionale e illecito”.

Successivamente, in occasione della riunione aziendale periodica in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, il dipendente si presentava sprovvisto di mascherina e non accettava l’invito ad indossarla.

Infine, ancora non soddisfatto, il lavoratore affiggeva nella bacheca aziendale la suddetta PEC, divulgando a tutto il personale il messaggio ivi contenuto.

A seguito di tali comportamenti, il datore di lavoro decideva di irrogare la sanzione disciplinare della sospensione per tre giorni dal servizio e dalla retribuzione.

Ebbene, anche il Giudice di merito sembra non aver particolarmente gradito la condotta del lavoratore.

Infatti, il Tribunale di Venezia ha reputato i comportamenti contestati molto gravi, ingiustificati e ingiustificabili, anche a fronte del ruolo di Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza ricoperto dal lavoratore.

Inoltre, il Giudice non ha condiviso le argomentazioni addotte dal dipendente per giustificare il rifiuto, considerando infondato il riferimento a “non ben precisate libertà individuali tutelate dalla Costituzione”.

Nel ritenere, invece, “pienamente fondato” il ricorso dell’Azienda finalizzato all’accertamento della legittimità della sanzione, il Giudice ha ricordato che il datore di lavoro, quale garante dell’obbligo di tutela della salute dei lavoratori, è tenuto ad adottare tutte le misure necessarie e opportune per prevenire eventi dannosi, nonché che il D.L. 18/2020 considera infortuni sul lavoro i casi accertati di COVID contratti sul luogo di luogo.

Pertanto, alla stregua della pronuncia esaminata, l’imposizione ai lavoratori dell’utilizzo della mascherina risponde pienamente al dovere datoriale di tutelare al meglio i propri dipendenti e il mancato utilizzo della mascherina nei luoghi di lavoro da parte del lavoratore è senza dubbio meritevole di sanzione disciplinare.

Trib. Venezia, Sez. lav., 4 giugno 2021

Rachele Spadafora – r.spadafora@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
L'indennità di occupazione è percepita dal Custode giudiziario

È trascorso ormai più di un anno da quando in Italia, per la prima volta, veniva introdotto il di...

Coronavirus

Indeterminatezza del tasso, il contratto è comunque salvo

Gli esercenti le professioni sanitarie che, in epoca precedente all’entrata in vigore dell'art. 4...

Lavoro e Relazioni Industriali

La mediazione è obbligatoria anche per il fideiussore?

In tema di licenziamento collettivo, la riformulazione della norma (art. 5, comma 3, l. 223/1991) c...

Lavoro e Relazioni Industriali

X