Crisi e procedure concorsuali

Mandato all’incasso ed illegittimità della compensazione in caso di concordato

Tribunale di Verona, 31 agosto 2015 (leggi la sentenza)

In caso di mandato all’incasso conferito dall’imprenditore alla banca prima dell’apertura di una procedura concorsuale, nell’ambito di un rapporto di conto corrente o di apertura di credito o di sconto bancario o di “anticipazione sbf” (che rappresenta una forma di finanziamento atipico), qualora l’incasso avvenga dopo l’apertura della procedura concorsuale, deve escludersi la possibilità per la banca di ritenere il pagamento per il principio generale per cui l’accredito su conto corrente con saldo passivo dell’imprenditore soggetto a procedura concorsuale, di un pagamento proveniente da terzi debitori, nella misura in cui riduce il saldo passivo, diviene pagamento dell’imprenditore nei confronti della banca, inefficacie ai sensi dell’art. 44 in caso di fallimento e non consentito in caso di concordato preventivo, fermo il diritto della banca ad ottenere in prededuzione il pagamento del corrispettivo (commissioni e spese)

In caso di mandato all’incasso non si può invocare la compensazione tra il credito derivante dall’anticipazione del credito ed il debito restitutorio conseguente all’incasso, in quanto il primo viene ad esistenza prima dell’apertura della procedura di concordato ed invece il secondo dopo, mentre la compensazione ex art. 56 l.f. (applicabile anche al concordato) può operare solo quando entrambi i crediti siano venuti ad esistenza prima dell’apertura della procedura concorsuale, anche se divengano esigibili dopo

Il pactum de compensando non può operare in caso di apertura della procedura concorsuale a fronte della prevalenza del principio di cristallizzazione dei crediti e del divieto di compensazione ricavabile dall’art. 56 LF (applicabile anche alla compensazione volontaria)”.

L’ordinanza emessa dal Tribunale di Verona in commento va ad alimentare quell’orientamento giurisprudenziale che sostiene l’impossibilità per la Banca di compensare le somme pervenute sul conto corrente di una società ammessa alla procedura di concordato preventivo, successivamente all’apertura di tale procedura.

Dopo una serie di interessanti premesse relative al momento in cui l’accredito perviene sul conto e sulla conseguente inefficacia o meno del relativo pagamento ai sensi dell’art. 44 l.f., nonché sulla natura del mandato all’incasso (anche in relazione alla classificazione dello stesso nella più ampia categoria dei contratti in corso di esecuzione ai sensi degli artt. 169 bis e 72 l.f.), il Giudice giunge alla conclusione che, in caso di mandato all’incasso, la Banca non può trattenere l’incasso pervenuto successivamente all’apertura di una procedura di concordato preventivo con decurtazione del saldo passivo del conto corrente, in quanto si avvantaggerebbe di un pagamento non consentito, trattandosi, comunque, di un pagamento di un terzo nei confronti dell’imprenditore sottoposto a procedura concorsuale.

Secondo il Giudice, nella fattispecie, non è neppure possibile invocare la compensazione ex art. 56 l.f., poiché il credito della Banca derivante dall’anticipo delle somme sorge prima dell’apertura della procedura, mentre il debito derivante dall’incasso viene in essere in epoca successiva, e ciò anche in presenza di un pactum de compensando, in quanto tale patto soccombe, in caso di apertura di una procedura concorsuale, dinanzi al principio di cristallizzazione dei crediti e del divieto di compensazione ricavabile dall’art. 56 l.f. (valido anche per le compensazioni volontarie) e la regolazione dell’incasso sul conto corrente non si traduce in una compensazione in senso tecnico, ma in una operazione contabile  di riduzione del saldo passivo.

In conclusione, il Tribunale precisa di non ritenere condivisibile l’orientamento giurisprudenziale di legittimità espresso nella sentenza n. 17999/2011 (che riconosce l’operatività del patto di compensazione in caso di apertura di una procedura concorsuale) poiché riferito ad un’ipotesi di amministrazione controllata ed ad un quadro normativo precedente alla riforma del concordato preventivo, peraltro nell’ottica di esaminare l’opponibilità del patto alla procedura che intenda agire in revocatoria. Ad avviso del Giudicante, infatti, se si avallasse tale orientamento si giungerebbe al paradosso di rendere il patto di compensazione uno strumento utile ad aggirare il divieto di azioni esecutive ex art. 168 l.f.

1 ottobre 2015

Francesca Fumagalli – f.fumagalli@lascalaw.com

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