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Mancato rispetto del termine di notifica: l’opposizione è inammissibile

In materia di opposizione all’esecuzione, il Tribunale di Napoli con la recente pronuncia oggetto di commento ha confermato un orientamento da tempo consolidato, in base al quale è da considerarsi inammissibile il ricorso in opposizione che non è stato notificato unitamente al decreto di fissazione dell’udienza di discussione nel rispetto del termine di notificazione fissato dal G.E.

Nello specifico, la vicenda trae origine da una procedura esecutiva immobiliare nell’ambito della quale il debitore impugnava l’ordine di liberazione emesso dal G.E sostenendo che l’immissione nel possesso del cespite aggiudicato era preclusa atteso che il predetto immobile risultava intercluso, non avendo alcun accesso se non da un fondo servente di proprietà dello stesso debitore esecutato, non oggetto dal giudizio esecutivo.

Il debitore, dunque, opponendosi, agiva in giudizio al fine di ottenere in via preliminare la sospensione del predetto ordine di liberazione e, nel merito, l’accertamento della natura interclusa del fondo sul quale si trovava il cespite pignorato, con la conseguente negazione della sussistenza di una servitù di passaggio a carico dell’innanzi specificato fondo servente.

Dopo aver proposto opposizione ex art.617 c.p.c. avverso l’ordine di liberazione, il debitore opponente veniva onerato di procedere alla notifica alle parti, entro il termine perentorio stabilito dal G.E., del ricorso unitamente al decreto di fissazione dell’udienza di trattazione.

L’opponente, però, ometteva di ottemperare a tale onere, notificando il ricorso e il pedissequo decreto solamente al Custode e non al creditore procedente.

All’udienza di trattazione il G.E – rilevata d’ufficio la omessa notifica a favore dell’unico creditore -rigettava l’opposizione affermando che il mancato rispetto del termine di notificazione del ricorso in opposizione all’esecuzione e del decreto di fissazione di udienza, relativi alla fase camerale, comporta l’inammissibilità dell’opposizione, rilevabile d’ufficio anche in sede di legittimità.

Tale omissione, prosegue il Giudice dell’opposizione, non può essere sanata, neppure a seguito della costituzione di controparte, stante la violazione di un termine perentorio che, in quanto tale, non può essere prorogato dal Giudice una volta assegnato, né può essere superato dalla concessione di un nuovo termine.

Infatti, nei giudizi intrapresi con ricorso, la vocatio in ius della controparte avviene mediante la notifica allo stesso, entro un termine perentorio, del ricorso e del decreto di fissazione dell’udienza di comparizione emesso dall’organo giudicante al quale spetta, a differenza dei giudizi intrapresi con citazione, la fissazione del giorno d’udienza.

La violazione, dunque, dello specificato termine è non solo lesiva del diritto di difesa di controparte, la quale se raggiunta in ritardo dalla notifica del provvedimento si vedrà assegnata un termine a comparire inferiore rispetto a quello che, con decreto, aveva fissato l’autorità giudiziaria adita, ma soprattutto è lesivo di un termine processuale perentorio che determina la perdita del diritto ad agire in giudizio.

La pronuncia in esame, confermando quanto da tempo affermato dalla giurisprudenza di legittimità, evidenzia, dunque, che la ratio preminente della norma non è quella di consentire alla parte opposta la corretta costituzione in giudizio, quanto quella di subordinare l’esercizio del diritto ad agire in giudizio dell’opponente all’esatto adempimento di un ordine dell’autorità giudiziaria la cui mancata osservanza, in quanto tale, non è suscettibile di sanatoria.

Filomena Bottagliero – f.bottagliero@lascalaw.com

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