La parte deve partecipare personalmente alla mediazione

Il mancato esperimento della mediazione delegata in sede di appello ne determina l’improcedibilità

Il Tribunale di Firenze, adito in secondo grado a seguito dell’emissione di una sentenza del Giudice di Pace che dichiarava l’improcedibilità di una causa di opposizione a decreto ingiuntivo per tardiva iscrizione a ruolo della medesima da parte dell’opponente, precisa quali sono le conseguenze del mancato esperimento della mediazione delegata in sede di appello.

Innanzitutto, il Tribunale osserva che la mediazione disposta dal Giudice costituisce potere discrezionale dell’ufficio, ma una volta che viene disposta, essa costituisce condizione di procedibilità della domanda giudiziale, in base a quanto disposto dall’art. 5 II comma D. Lgs.n. 28/2010. A differenza di quanto accade per la mediazione obbligatoria ante causam, infatti, ad essa non si applica la sanatoria prevista in caso di mancata eccezione o rilevazione dell’omissione entro la prima udienza, sicché il mancato esperimento determina, necessariamente, l’improcedibilità della domanda.

L’interessante sviluppo affrontato dalla pronuncia in esame affronta il seguente quesito: con “improcedibilità dell’appello”, deve intendersi improcedibilità della sola impugnazione o anche estinzione dell’azione, cioè della domanda sostanziale azionata in primo grado?

Le conseguenze sono, infatti, molto diverse.

Ebbene, il Tribunale precisa che, è pur vero che, di norma, l’inerzia delle parti con riferimento a specifici oneri processuali determina l’estinzione del processo, ma non anche dell’azione che può quindi essere riproposta, a mente dell’art. 310 I comma c.p.c. Tale regola generale però incontra un’eccezione proprio nel giudizio in appello in quanto, ai sensi dell’art. 338 c.p.c., l’estinzione del giudizio in appello fa passare in giudicato la sentenza impugnata. Parte appellante, l’unica ad avere interesse che la pronuncia in primo grado venga riformata, ha quindi l’onere di porre in essere tutti gli adempimenti e gli atti di impulso necessari per coltivare il giudizio in secondo grado, ivi compresa l’instaurazione del procedimento di mediazione ove questa sia delegata dal Giudice. Se non ottempera, tuttavia, la sola conseguenza possibile è l’improcedibilità della domanda giudiziale e non anche dell’improcedibilità dell’originaria domanda sostanziale attorea, in quanto una soluzione opposta comporterebbe un risultato incoerente con il sistema processuale.

Mariangela Boneram.bonera@lascalaw.com

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