Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

Mancato deposito del fascicolo di parte prima della decisione: il giudice decide allo stato degli atti

Il Giudice, qualora l’appellante non depositi con la comparsa conclusionale il fascicolo di parte ritirato al momento della precisazione delle conclusioni, deve decidere allo stato degli atti e non pronunciarsi sulla improcedibilità dell’appello.

Questo è il principio affermato dalla Corte di Cassazione, sez. III Civile, nell’ordinanza n. 127/20 depositata lo scorso 8 gennaio 2020.

La questione trae origine dal ricorso per cassazione formulato avverso una sentenza pronunciata dal Tribunale di Aversa (ora Napoli Nord) in sede di impugnazione.

Più in particolare, il giudice di secondo grado aveva dichiarato l’improcedibilità dell’appello dopo aver rilevato che l’impugnante in sede di precisazione delle conclusioni aveva ritirato il fascicolo di parte contenente copia della sentenza impugnata e non lo aveva più depositato prima della decisione.

Il ricorrente, tra le censure mosse contro tale sentenza, deduceva l’erronea dichiarazione dell’improcedibilità dell’appello ex art 347, comma 2 cpc, poiché il mancato deposito del fascicolo di parte non derivava da una propria volontà, ma da una dimenticanza dell’addetto alla cancelleria cui lo stesso era stato assegnato. Pertanto, a dire di parte ricorrente, il giudice avrebbe dovuto rinviare la decisione o concedere un termine per consentire il deposito del fascicolo, stante la sua volontà di proseguire nel giudizio, desumibile dalla discussione della controversia con assegnazione di termine per il deposito di memorie conclusionali e dal deposito della comparsa conclusionale avvenuto per via telematica.

La Corte di Cassazione, investita della questione, ha preliminarmente specificato che l’art 347, comma 2, c.p.c. stabilisce che l’appellante deve inserire nel proprio fascicolo copia della sentenza impugnata ma, in caso di omissione, non commina la sanzione dell’improcedibilità.

Pertanto, come già affermato in una precedente pronuncia (Cass. Sez. III, sentenza n. 23713 del 22/11/2016), la mancanza in atti della sentenza impugnata non preclude al giudice la possibilità di decidere nel merito qualora, sulla base degli atti prodotti da controparte, egli disponga di elementi sufficienti.

Se la conseguenza è, dunque, la decisione allo stato degli atti, continua la Suprema Corte, allora deve ritenersi che le norme di cui all’art. 169 cpc e art. 77 disp. Att. cpc, le quali impongono il deposito del fascicolo di parte, al più tardi, al momento del deposito della comparsa conclusionale, – contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente in Cassazione – non si pongono in contrasto con norme di natura costituzionale.

Tali previsioni legislative, infatti, sono dettate a garanzia del giusto processo, nel senso che impongono alla parte l’onere di rispettare i tempi di deposito degli atti prima della decisione, senza prevedere la concessione di eventuali ulteriori termini da parte del giudice e senza prevedere un potere discrezionale del giudice di avvalersi di poteri direttivi o di ragionamenti presuntivi sulla supposta carenza di volontà della parte di rinunciare agli atti.

In conclusione, dunque, il Giudice, nel caso in cui la parte abbia omesso il deposito del proprio fascicolo, ritirato in sede di precisazione delle conclusioni, prima della decisione, non è tenuto a rimettere la causa sul ruolo, concedendo alla stessa un termine per rimediare alla propria mancanza, ma deve decidere la causa allo stato degli atti.

Nel caso in esame, pertanto, la Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso, rinviando gli atti al giudice di secondo grado per la decisione nel merito.

Cass., Sez. III, Ord. 8 gennaio 2020, n. 127/20

Chiara Calì – c.cali@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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