Ipoteca: tutto è immobile finché l’immobile rimane…immobile

Ma allora la colpa grave dov’è?

Con la pronuncia in commento, il Tribunale di Udine, nell’omologare un piano del consumatore, ha nel dettaglio analizzato il requisito soggettivo dell’assenza di colpa grave, malafede o frode nella determinazione della situazione di sovraindebitamento per l’ammissibilità del piano.

Il Tribunale, offrendo una disamina dell’attuale normativa sul punto, ha evidenziato come l’art. 7, comma 2, lett. d-ter) L. n. 3/2012 preveda, infatti, che l’omologa del piano del consumatore non è ammissibile quando quest’ultimo abbia determinato la situazione di sovraindebitamento con colpa grave, malafede o frode.

Come noto, tale previsione è stata recentemente introdotta dalla legge di conversione del c.d. Decreto Ristori, che ha modificato la L. n. 3/2012, anticipando l’entrata in vigore di alcune disposizioni contenute nel Codice della Crisi, che ha tra le proprie finalità la sistemazione, ai fini di una maggiore fruibilità, della materia del sovraindebitamento. La previsione di cui si discute ha, infatti, l’effetto di ampliare le possibilità di accesso alla procedura del piano del consumatore, atteso che può ora accedervi anche il debitore che abbia erroneamente ritenuto – per imprudenza non grave – di poter adempiere alle proprie obbligazioni.

Nel caso di specie, il Tribunale ha ritenuto non sussistente la colpa grave del consumatore, facendo risalire il sorgere della situazione di sovraindebitamento di quest’ultimo alla determinazione di alienare la propria abitazione ad un prezzo inferiore a quello di mercato, a causa di deteriorati rapporti di vicinato che non consentivano al consumatore una serena permanenza nell’appartamento.

Tale vendita ha generato una minusvalenza e un conseguente squilibrio patrimoniale e finanziario, aggravato dalla necessità di reperire un nuovo alloggio che, secondo il Tribunale, sono da ascriversi ad un evento imprevedibile e scevro da colpa grave del debitore.

Inoltre, il Tribunale, con riferimento alla valutazione del merito creditizio da parte dei soggetti finanziatori (tema anch’esso introdotto nella L. n. 3/2012 dalla legge di conversione del c.d. Decreto Ristori), ha condiviso quanto indicato dal professionista dell’OCC nella sua relazione, ritenendo che i soggetti finanziatori non avessero effettuato una diligente valutazione, pur avendo a disposizione i necessari strumenti tecnici ed indipendentemente dalle informazioni fornite dal richiedente il finanziamento.

Con ciò rafforzandosi, specularmente, il convincimento del Tribunale sull’assenza di colpa grave, malafede o frode del ricorrente e, quindi, sulla meritevolezza dello stesso per l’accesso al piano.

Ne deriva che il Tribunale, pur avendo correlato la sussistenza della colpa grave a tutti quegli accadimenti che abbiano determinato una sproporzione tra risorse disponibili e passività in situazioni concrete che avrebbero consentito alla persona di media diligenza di considerare molto alta la probabilità di un sovraindebitamento, ha fornito un’interpretazione assai restrittiva della colpa grave e un giudizio assai rigido sull’operato dei soggetti finanziatori in punto di valutazione del merito creditizio.

Quanto precede, se si considera altresì che il credito garantito da cessione del quinto dello stipendio (che viene in rilievo nella fattispecie) è falcidiabile nell’ambito delle procedure da sovraindebitamento (previsione anch’essa espressamente introdotta nella L. n. 3/2012 dalla legge di conversione del c.d. Decreto Ristori), rischia di essere fortemente penalizzante per i soggetti finanziatori.

Trib. Udine, Sez. II, 12 aprile 2022

Roberto Plebani –r.plebani@lascalaw.com

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