Fideiussore legale rappresentante della Società garantita

L’usura soggettiva deve essere adeguatamente provata

Lo Studio ha assistito un istituto di credito, nell’ambito di un giudizio promosso da una società correntista, per far accertare l’illegittimità degli addebiti in conto corrente ed ottenere così la rideterminazione del saldo.

La sentenza resa dal Tribunale di Milano all’esito della causa è meritevole di essere segnalata soprattutto per le argomentazioni spese in tema di usura .

Parte attrice in citazione lamentava l’applicazione di interessi, sia oggettivamente, sia soggettivamente usurari. Con riguardo al primo aspetto, il Giudice ha evidenziato che la doglianza era stata sollevata a fronte di una perizia che pretendeva di determinare il TEG sulla base di formule diverse da quelle adottate da Banca d’Italia, con conseguente inattendibilità dei conteggi.

Infatti, “senza voler attribuire alcuna valenza normativa alle Circolari della Banca d’Italia, rimane comunque il fatto che il raffronto tra il TEG e il Tasso Soglia in tanto ha una logica e può considerarsi espressione di un procedimento corretto, in quanto il primo venga determinato in forza delle stesse formule matematiche utilizzate per determinare il TEGM e, conseguentemente, il Tasso Soglia, pena, diversamente ragionando, procedere a una comparazione di valori tra loro disomogenei, con conseguente risultato palesemente inattendibile e fine a se stesso”.

Con riferimento, invece, alla presunta usura soggettiva, il G.U. ha rilevato l’assenza di prova dei presupposti necessari per poter configurare detta ipotesi. Infatti, la società correntista aveva  soltanto depositato copia dei bilanci e sostenuto il peggioramento delle proprie condizioni economiche, “senza, tuttavia, dimostrare non solo che tali sopravvenienze fossero note alla controparte, ma anche e soprattutto che la banca avesse imposto tassi differenti da quelli praticati sul mercato proprio in considerazione e speculando sul momento di difficoltà economico finanziariio della correntista. La mera allegazione di una situazione di difficoltà economica o finanziaria del cliente della banca, di per sé considerata, non vale infatti a dimostrare lo stato soggettivo di approfitamento, così come lo stesso non può essere desunto sic et simpliciter dalla misura elevata del tasso di interesse pattuito, considerato come risponda alle puù elementari regole di mercato che i tassi di interesse applicati dagli intermediari finanziari oscillino in rapporto inversamente proporzionale rispetto alla solidità economica del cliente, essendo collegati al rischio imprenditoriale corso dal mutuante di non riuscire a ottenere la restituzione di quanto erogato”

Tribunale Milano, 7 luglio 2016

Simona Daminellis.daminelli@lascalaw.com

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