Chi è onerato della prova non usi gli scalari

L’usura alla luce della decisione delle Sezioni Unite

I giudici di merito mostrano di aver tenuto prontamente in considerazione quanto recentemente statuito dalla Cassazione a Sezioni Unite, in tema di usura ed interessi di mora.

Nel caso in esame, un cliente citava in giudizio l’istituto di credito mutuante, sostenendo l’usurarietà dei tassi di interessi applicati e ciò, soprattutto, applicando la sommatoria di interessi corrispettivi e moratori, nonché a fronte della considerazione della penale di anticipata estinzione.

Quanto alla sommatoria, il Giudice ha richiamato l’orientamento ormai consolidato che esclude la possibilità di considerare congiuntamente interessi di mora ed interessi corrispettivi, trattandosi di oneri che soggiaciono ad uno statuto normativo diverso. Infatti, mentre i primi hanno funzione risarcitoria del danno derivante dall’inadempimento, i secondi svolgono una funzione remuneratoria.

Analogamente, prosegue il Tribunale di Trapani, il costo della penale di estinzione anticipata non deve essere preso in considerazione nella verifica del rispetto del tasso soglia, atteso che tale commissione mira a compensare la Banca mutuante dalle conseguenze economiche derivanti dall’estinzione anticipata del debito da restituire, qualora il mutuatario eserciti detta facoltà. Pertanto, l’obbligazione di pagamento nascente dalla clausola penale non si pone in diretta connessione con le obbligazioni principali reciprocamente assunte dalle parti.

Infine, il G.U., nel recepire quanto affermato dalle Sezioni Unite con sentenza n. 19597/20, osserva che non è neppure corretto comparare la misura del tasso di mora semplicemente con quella del tasso soglia vigente alla data di stipulazione del contratto. Infatti: “nella pattuizione degli interessi moratori le parti sono tenute al rispetto del limite usurario. Tale limite va determinato considerando anche lo spread di mora rilevato a fini statistici dalla Banca d’Italia. (…) In caso di declaratoria di usurarietà della clausola, restano dovuti gli interessi corrispettivi lecitamente pattuiti, anche per il periodo nel quale è maturato il ritardo nell’adempimento da parte del mutuatario-debitore”.

Applicando tali principi, il Tribunale trapanese ha verificato che il tasso pattuito in contratto non era usurario e, dunque, ha rigettato integralmente le domande di parte attrice.

Trib. Trapani, 25 novembre 2020, n. 857

Simona Daminelli – s.daminelli@lascalaw.com

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