Ipoteca: tutto è immobile finché l’immobile rimane…immobile

L’orientamento del Tribunale di Vicenza sulle cause di richiesta di ripetizione di indebito

Lo Studio ha assistito un istituto di credito citato da un correntista che chiedeva di accertare l’applicazione da parte della Banca di interessi passivi anatocistici, di interessi in misura superiore al tasso soglia e altre eventuali addebiti e irregolarità contabili con la conseguente richiesta di ripetizione di tutte le somme indebitamente pattuite

Nelle proprie difese la Banca eccepiva, tra le altre cose a) l’inammissibilità della domanda di ripetizione in quanto il conto è ancora in essere, b) il mancato assolvimento dell’onere probatorio gravante su parte attrice, c) contestando le risultanze dalla perizia di parte depositata e su cui si fonda la pretesa restitutoria di parte attrice.

Il Tribunale di Vicenza, uniformandosi alla giurisprudenza ormai maggioritaria, con riferimento al primo punto ha rilevato che l’annotazione in conto di una posta di interessi illegittimamente addebitati dalla banca al correntista comporta un incremento del debito dello stesso correntista o una riduzione del credito di cui egli ancora dispone, ma in nessun modo si risolve in un pagamento con la conseguenza che il correntista potrà agire per far dichiarare la nullità del titolo su cui quell’addebito si basa ma non potrà agire per la ripetizione di un pagamento che, in quanto tale, da parte sua non ha ancora avuto luogo (Cass. 2.12.2010 n.24418 e Cass. 2013 n.798).

Con riferimento al secondo punto, in merito all’onere probatorio, ha rilevato che chi agisce in giudizio formulando l’azione di ripetizione di indebito debba allegare e provare i fatti costitutivi del diritto alla ripetizione dell’indebito che sono: l’avvenuto pagamento (o la natura solutoria delle rimesse) in eccedenza rispetto al dovuto o l’inesistenza della causa solvendi e del nesso causale tra il versamento e la mancanza di debito. Nel caso di specie invece l’attore non aveva allegato l’estinzione del conto corrente né individuato le rimesse solutorie.

Da ultimo, in merito alla perizia di parte, ha rilevato che i ricalcoli effettuati dal consulente di parte sono stati fatti in assenza del contratto originario e quindi del tutto teorici presumendo clausole di determinazione di interessi con rinvio ad uso piazza; anatocismo non in linea con quanto stabilito dall’art 120 TUB modificato dal D.Lgs. del 1999 n. 342 e delibera CICR del 9.02.2000 efficace per i nuovi contratti dal 22.04.2000 e per quelli in essere dal 1.07.2000; usura; commissioni di affidamento e clausole che prevedono commissionio spese. Che inoltre per detti conteggi non è stata utilizzata la formula indicata dalla banca d’Italia.

Per questi motivi il Giudice ha ritenuto di non accogliere la richiesta, svolta dall’attore, di esibizione in giudizio ex art. 210 c.p.c. di tutta la documentazione contabile relativa al conto corrente e di CTU contabile, in quanto esplorativa (volta a sopperire a carenze probatorie e prima ancora di allegazione dei precisi fatti costitutivi della domanda attorea) ed inutile perché sarebbe stata svolta su documentazione parziale.

Tribunale di Vicenza, ordinanza 24.01.2017 (leggi l’ordinanza)

Simone Corradin – s.corradin@lascalaw.com

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