Diritto dell'Esecuzione Forzata

L’orientamento del Tribunale di Vicenza in materia di pignoramenti successivi

Tribunale  di Vicenza, ordinanza 21 giugno 2011

Il fatto: la procedura esecutiva n. xxxxxx è stata iniziata con pignoramento trascritto il 24.8.2007 sulla base di un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, la cui efficacia è stata sospesa con provvedimento del G.I. del 14.7.2008, cui è seguita la sospensione del processo esecutivo con provvedimento del G.E. in data 20.1.2009;

In pendenza della procedura esecutiva, Beta spa è intervenuta riassumendo la stessa, quale creditore privilegiato ipotecario munito di titolo esecutivo (mutuo fondiario), con atto del 4.10.2010.

Secondo il Tribunale di Vicenza detto intervento deve reputarsi ammissibile, in quanto la procedura esecutiva sospesa è solo quiescente e non estinta (posto che l’efficacia esecutiva del titolo è stata sospesa, ma il titolo non è stato ancora revocato), quindi, se non è consentito il compimento di atti esecutivi, ex art. 626 c.p.c., non è precluso però l’intervento di altri creditori, che, di per sé, non è un atto esecutivo; se, poi, il creditore intervenuto nella procedura sospesa, sia anche munito di titolo esecutivo, come in questo caso, allora potrà anche darle nuovo impulso, e provocare singoli atti esecutivi.

Peraltro, il creditore intervenuto si è munito di un nuovo pignoramento, notificato alla debitrice il 27.1.2011, con la conseguenza che lo stesso conserva a proprio favore l’effetto di opponibilità costituito dal primo dei pignoramenti, saldando il proprio al precedente, onde creare una continuità in termini di opponibilità del vincolo di indisponibilità ai terzi aventi causa dal debitore, i quali abbiano acquistato diritti reali sul bene oggetto di esproprio, per il caso in cui venga meno il primo pignoramento.

Ragion per cui, anche la vendita a terzi, che è stata trascritta il 22.10.2009, prima del pignoramento successivo, e tuttavia dopo il primo pignoramento, non è opponibile ai creditori (procedente ed intervenuti), in forza della continuità dell’effetto di opponibilità del primo pignoramento (ed a prescindere dal successivo pignoramento, almeno finché non venga meno il primo).

Infatti, al creditore intervenuto (anche se con successivo pignoramento) non è opponibile l’eventuale alienazione dell’immobile sottoposto ad esecuzione in forza di valido pignoramento, trascritto anteriormente alla stessa, benché quest’ultima sia stata trascritta prima del pignoramento successivo, posto che l’effetto di indisponibilità (e di opponibilità), a vantaggio di tutti i creditori dell’esecuzione, promana dal solo primo pignoramento, finché esso rimanga valido, mentre il pignoramento successivo serve soltanto a saldare la continuità procedurale ove venga a mancare il primo pignoramento.

Il meccanismo di protezione degli intervenuti, tutti coperti dall’ombrello protettivo del primo pignoramento, si ricava dal sistema degli artt. 2913 – 2915 c.c., per i quali il rapporto tra le formalità successive si pone in relazione al primo pignoramento, e soltanto ad esso, posto che non è detto, né richiesto, che i creditori intervenuti debbano eseguire un nuovo ulteriore pignoramento, che potrebbe servire solo se venisse meno l’effetto protettivo dell’originario pignoramento: in tal caso, l’effetto protettivo si sposterebbe sul secondo pignoramento e resterebbero validi gli atti esecutivi già compiuti (per i principi regolatori tempus regit actum e factum infectum fieri nequit);

Tanto è vero che “il terzo che, in pendenza dell’esecuzione forzata e dopo la trascrizione del pignoramento di immobile, abbia acquistato a titolo particolare il bene pignorato, soggiace alla disposizione di cui all’art. 2913 c.c., la quale – sancendo l’inefficacia verso il creditore procedente ed i creditori intervenuti delle alienazioni del bene pignorato successive al pignoramento – nega a tale terzo la possibilità di svolgere le attività processuali inerenti ad un suo subingresso nella qualità di soggetto passivo dell’esecuzione; benché lo stesso non è legittimato nemmeno a proporre opposizione agli atti esecutivi.” (Cass. 23 gennaio 2009 n. 1703).

Invero, se il pignoramento iniziale del creditore procedente, che non sia stato integrato da pignoramenti successivi, travolge ogni intervento, titolato o meno, nell’ipotesi di sua successiva caducazione, vale anche il principio reciproco, per cui se vi è stato un valido pignoramento successivo, questo è idoneo a reggere la procedura esecutiva, anche con riferimento agli atti compiuti sulla base del primo pignoramento caducato (cfr. Cass. 13 febbraio 2009 n. 3531).

Pertanto, l’esecuzione forzata può proseguire su impulso del creditore intervenuto munito di titolo esecutivo e di pignoramento successivo, prescindendo ormai dalle sorti del primo pignoramento.

L’ordinanza in epigrafe, nell’individuare gli effetti del pignoramento successivo rispetto ad un mero intervento nell’esecuzione forzata nell’ipotesi di caducazione del pignoramento compiuto dal creditore procedente, è in termini con la recente giurisprudenza di legittimità per la quale in tema di esecuzione forzata, i creditori muniti di titolo esecutivo hanno la facoltà di scelta tra l’intervento nel processo già instaurato per iniziativa di altro creditore e l’effettuazione di un nuovo pignoramento del medesimo bene e, soltanto nel secondo caso, il pignoramento autonomamente eseguito ha un effetto indipendente da quello che lo ha preceduto, nonché quello di un intervento nel processo iniziato con il primo pignoramento (Cass. 13 febbraio 2009, n. 3531).

In senso analogo cfr. anche Cass. 21 aprile 1990, n. 3348, per la quale, uniti più pignoramenti relativi agli stessi beni in un medesimo processo esecutivo, l’unità processuale giova e non nuoce ai singoli pignoramenti, poiché è a partire dall’atto del primo pignoramento, che sono inopponibili ad ogni creditore pignorante i diritti acquistati da terzi sulla cosa.

Più in generale, occorre ricordare il consolidato principio secondo cui il creditore, in forza del medesimo titolo esecutivo, può procedere a più pignoramenti dello stesso bene in tempi successivi, senza dover attendere che il processo di espropriazione aperto dal primo pignoramento si concluda, atteso che il diritto di agire in esecuzione forzata non si esaurisce che con la piena soddisfazione del credito portato dal titolo esecutivo. In tal caso, è stato inoltre chiarito, non si ha una situazione di litispendenza nel senso previsto dall’art. 39 c.p.c. — la cui applicazione postula la pendenza di più cause, aventi in comune le parti, la causa petendi ed il petitum, incardinate dinanzi a distinte autorità giudiziarie e non davanti allo stesso giudice — ed alla pluralità di procedure così instaurate può ovviarsi con la loro riunione ex art. 493 c.p.c., senza che ciò comporti un pregiudizio per il debitore, poiché, in presenza di un pignoramento reiterato senza necessità, il giudice dell’esecuzione, applicando l’art. 92 c.p.c., può escludere come superflue le spese sostenute dal creditore procedente per reiterarlo ed il debitore può proporre opposizione contro una liquidazione delle spese che si estenda al secondo pignoramento (Cass. 18 settembre 2008, n. 23847).

(Simone Corradin – s.corradin@lascalaw.com)

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