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L’organizzazione del lavoro dopo la pandemia: lo studio di Bankitalia

Con un paper del 3 giugno 2021 Bankitalia dà notizia di aver “avviato un progetto, coordinato da una task force interfunzionale, aperto al confronto e ai contributi del personale, per individuare un nuovo modello ibrido di organizzazione del lavoro, in cui la modalità a distanza possa coesistere e integrarsi con il lavoro in presenza”.

Si legge che “l’emergenza ha rappresentato uno straordinario fattore di accelerazione del cambiamento organizzativo e culturale e ha generato l’opportunità di importanti innovazioni da applicare anche oltre la fase dell’emergenza”.

Vengono dunque mantenuti i riflettori su quella forma di organizzazione e gestione del lavoro che ha trovato il suo exploit in piena crisi pandemica, il cui modello organizzativo ha permesso di difendere e salvaguardare – laddove possibile – la forza-lavoro, ma che al contempo, in alcuni settori, pone dei punti di attenzione.

Il primario obiettivo che lo studio si pone – dice Bankitalia –  è pertanto quello di disegnare un nuovo modello equilibrato nella quota di lavoro da remoto, che sia attento alle esigenze delle persone, adattabile rispetto ai diversi sottosistemi organizzativi e decentrato in alcuni elementi applicativi ma che allo stesso tempo assicuri sempre servizi di elevata qualità al Paese e garantisca un efficace presidio dei rischi.

Per attuare in modo efficace il nuovo modello – si legge – “va intrapreso un percorso che coinvolga e faccia evolvere in modo coerente tutta l’organizzazione, con interventi sui sistemi gestionali e organizzativi, l’IT e la logistica volti a: rafforzare l’orientamento agli obiettivi delle persone e sviluppare le capacità manageriali; agire con decisione nella semplificazione dei processi e misurare in modo integrato e frequente le performance organizzative; essere all’avanguardia nella trasformazione digitale e connettere le persone all’interno e all’esterno dell’organizzazione presidiando il rischio cyber; fare dell’ufficio il luogo per l’incontro e lo scambio di conoscenza tra le persone e rendere la gestione degli immobili più efficiente”.

Dunque, il nuovo modello di lavoro ibrido sarà  improntato ai principi della differenziazione (adattando il modello alle peculiarità di funzioni, attività e processi e alla loro evoluzione nel tempo), decentralizzazione (affidando alcuni aspetti applicativi ai livelli organizzativi più vicini alle attività e che meglio conoscono i contesti lavorativi), semplicità, attenzione alle persone (basato dunque sulla volontarietà della fruizione e sulla flessibilità della prestazione, con attenzione all’inclusione e all’equilibrio tra vita personale e professionale, nel rispetto delle esigenze delle attività e delle funzioni) e sulla fiducia reciproca tra responsabili delle unità e collaboratori.

Quali quindi i prossimi passi?

Il pieno ritorno alla normalità può richiedere ancora alcuni mesi; questo margine va sfruttato per svolgere il confronto negoziale per le iniziative connesse con la gestione delle risorse umane e per realizzare gli interventi prioritari per applicare il nuovo modello progredendo il più possibile con le altre iniziative programmate.

In conclusione, per la fase realizzativa – viene detto – il complesso degli interventi rende necessario uno stretto coordinamento tra le diverse funzioni interessate e un monitoraggio complessivo, affidato al Comitato di coordinamento per la gestione aziendale, con il supporto di un team dedicato e di un cruscotto di indicatori quantitativi.

Andrea Monesiglio – a.monesiglio@lascalaw.com

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