La rivincita del promissario acquirente

L’ordine di liberazione “postumo” non è contemplato dalla legge

“Nel regime dell’art. 560, sesto comma, c.p.c., come novellato dalla legge 28 febbraio 2020, n. 8, è tardiva e non può essere accolta l’istanza dell’aggiudicatario di emissione di ordine di liberazione del bene acquistato, formulata dopo l’emissione del decreto di trasferimento.”

Questo è il principio sancito dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere in una recente sentenza oggi in commento.

La questione giuridica trae origine da un’istanza depositata dall’aggiudicatario volta ad ottenere l’emissione dell’ordine di liberazione ai sensi dell’art. 560 ultimo comma c.p.c., come novellato dalla L. 28 febbraio 2020 n. 8.

Nel caso di specie, tuttavia, al momento del deposito dell’istanza era già stato emesso il decreto di trasferimento dell’immobile pignorato ex art. 586 c.p.c.

Il giudice adito rigettava, quindi, la predetta istanza proprio in quanto successiva rispetto al decreto di trasferimento argomentando tale decisione sulla base della circostanza che, in seguito all’emissione di tale provvedimento, il bene esce dalla sfera giuridica del debitore per passare a quella dell’aggiudicatario.

Conseguentemente, se da un lato il vincolo del pignoramento si trasferisce sulle somme incamerate dalla vendita, dando inizio alla fase distributiva, dall’altro, è evidente che l’ordine di liberazione, quale provvedimento emesso dal giudice dell’esecuzione, non può avere ad oggetto un bene che è nella sfera giuridica altrui e che non è più assoggettato al vincolo del pignoramento.

Ne consegue che detto provvedimento non può essere emesso “postumo”, ma necessariamente prima dell’emissione del decreto di trasferimento che, come noto, trasferisce la proprietà dell’immobile aggiudicato, fermo restando che nulla osta alla sua attuazione successiva.

A tal proposito, secondo il Tribunale, non deve destare dubbi il novellato ultimo comma dell’art. 560 c.p.c. nella parte in cui riconosce all’aggiudicatario la facoltà di presentare istanza al giudice per investire il custode della attuazione della liberazione poiché, quest’ultima attività si dovrà basare su un ordine di liberazione precedentemente emesso.

Tale provvedimento è, quindi, un atto “interno” alla fase della vendita della procedura esecutiva, che costituisce uno dei subprocedimenti tra di loro autonomi e separati nei quali si articola l’esecuzione, come stabilito dalla sentenza n. 11178 del 27/10/1995 della Corte di Cassazione, richiamata dal Giudicante per argomentare la propria decisione.

In conclusione, l’aggiudicatario che intenda presentare istanza di liberazione deve farlo entro il termine di emissione del decreto di trasferimento nonostante la effettiva liberazione si collochi, dal punto di vista procedimentale, in una fase successiva rispetto a quella dell’emissione del decreto stesso.

Trib. Santa Maria Capua Vetere, 7 ottobre 2020

Anna Laura Spanu – a.spanu@lascalaw.com

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