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L’ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c. non può sanare le carenze probatorie del correntista

Il correntista, deciso ad avanzare in giudizio una domanda di ripetizione di indebito, ha l’onere di provare i fatti costitutivi della propria pretesa creditoria o l’esecuzione della prestazione e l’inesistenza del titolo della stessa. Questo è quanto statuito dalla Corte d’Appello di Milano con riferimento alle frequenti richieste di esibizione ex art. 210 c.p.c., avanzate in giudizio dai correntisti per sopperire alle proprie carenze probatorie.

Al giudizio della Corte era stato sottoposto un provvedimento emesso dal Tribunale di prime cure, nel quale venivano integralmente rigettate le domande, avanzate da un cliente di un primario Istituto di credito, tese ad ottenere la restituzione di somme asseritamente versate in eccedenza a titolo di interessi anatocistici ed usurari, nonché a titolo di commissione di massimo scoperto.

Merita particolare attenzione una delle motivazioni di gravame proposte dall’attore appellante, relativa all’omessa decisione del Tribunale circa l’istanza di ordine d’esibizione avanzata in primo grado.

La Corte, nel rigettare tale richiesta, ha ricordato al correntista che “ha l’obbligo di produrre il contratto di conto corrente e gli estratti conto relativi a tutto il periodo contrattuale. Cosicchè la mancata produzione va a suo discapito. Né si può ritenere che tale omissione possa essere sanata accogliendo la richiesta di ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c., considerato che il presupposto per l’emanazione di tale ordine è che la parte si trovi nell’impossibilità di produrre essa stessa in giudizio i documenti e che tale impossibilità sia provata (Trib. Modena, sent 391/17; Trib. Cagliari, sent 86/17; Cass. civ., Sez. VI, 4 aprile 2016, n. 6511).”

Sulla scorta di tale principio, il Collegio ha ritenuto, inoltre, “a fronte della genericità del quadro probatorio fornito da parte attrice (…), di dover confermare la sentenza di primo grado (anche, ndr) nella parte in cui rigetta la domanda istruttoria di CTU contabile, che deve ritenersi di natura esplorativa, essendo finalizzata alla ricerca di fatti, circostanze o elementi non provati dalla parte che li allega”.

Corte d’Appello di Milano, 28 novembre 2017, n. 4983

Andrea Maggioni – a.maggioni@lascalaw.com

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