Contenzioso finanziario

Investimento nullo senza “contratto quadro”

Cass., I Sez. Civile, 11 settembre 2015, n. 17973 (leggi la sentenza)

La Suprema Corte è di recente (nuovamente) intervenuta sul tema della validità (o, meglio, nullità) dell’ordine di investimento disposto da parte del cliente in assenza del contratto disciplinante la prestazione dei servizi di investimento.

In passato, infatti, la Corte Regolatrice (si veda Cass. Civ., Sez. I, 22-03-2013, n. 7283) aveva affermato che “In tema di intermediazione finanziaria, ed alla stregua di quanto sancito dall’art. 23 del d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58, sono nulle, per carenza di un indispensabile requisito di forma prescritto dalla legge a protezione dell’investitore, le operazioni di investimento compiute da una banca in assenza del cosiddetto “contratto quadro”, senza che sia possibile una ratifica tacita, che sarebbe affetta dal medesimo vizio di forma”.

Della questione di cui sopra è tornata ad essere investita la Corte di Cassazione che – con sentenza n. 17973, pubblicata in data 11.9.2015 – ha avuto modo di confermare il proprio precedente orientamento, affermando che “le operazioni di investimento compiute da una banca in assenza del cosiddetto “contratto quadro” sono nulle, a norma dell’art. 23 TUF, per carenza di un indispensabile requisito di forma prescritto dalla legge a protezione dell’investitore, senza che ne sia possibile una ratifica tacita (v. Cass. n. 7283/2013)”.

Peraltro, è opportuno rilevare che la Corte di Legittimità ha rigettato anche l’eccezione di illegittimità dell’art. 30 del Regolamento Consob n. 11522/1998 “per asserita carenza di potere della Consob a porre norme integrative del contenuto del contratto”, sostenuta da parte della ricorrente, in quanto “la forma scritta del contratto, a pena di nullità, è prevista dall’art. 23 TUF in funzione dell’adempimento degli obblighi informativi previsti dallo stesso TUF (art. 21) a carico degli intermediari, la cui violazione è causa di responsabilità nei confronti dei clienti (v. Cass. n. 12262/2015). La Consob, nel citato regolamento, non ha fatto altro che dare concretezza ai suddetti obblighi già delineati nella norma primaria, esercitando un potere attribuitogli dal TUF (art. 6)”.

16 settembre 2015

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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